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Ennesima fake news del New York Times su Wuhan, smentita dagli scienziati dell’OMS.

Si è largamente scritto e parlato del viaggio degli esperti dell’OMS a Wuhan per sopralluoghi e ricerche, dove hanno trovato massima disponibilità da parte degli scienziati ed autorità sanitarie cinesi nel fornire dati e documentazione.

Come leggiamo, i rapporti attribuirebbero al pesce surgelato la diffusione del virus, anche se le piste sono ancora “aperte”. La stampa ha dato molto risalto alla dichiarazione sulla presenza del Covid-19 a Wuhan fin da Dicembre; la notizia era risaputa, semplicemente confermata.
Giusto per rigor di cronaca, ricordiamo che da studio dell’Università di Siena e Istituto tumori di Milano, il virus del Sars-Cov2 circolava in Italia in maniera certa da ESTATE 2019; campioni di sangue prelevati a Settembre 2019 e soggetti a controllo, circa mille, sono risultati affetti da Covid l’11,6%. Studio (pubblicato e certo) che non trova mai così grande risalto sulla stampa nostrana, quando si parla di date e virus.

Un duro attacco arriva dal New York Times (che troviamo rimbalzato nella maggior parte delle testate occidentali), che titola con un “Durante il viaggio dell’OMS., la Cina si è rifiutata di consegnare dati importanti”.
La falsità della notizia ha scatenato lo sdegno dei medici (occidentali) che hanno partecipato al viaggio di ricerca per l’OMS in Cina, rispondendo su Twitter al giornale statunitense.

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Peter Daszak, britannico esperto in zoonosi ha scritto: “Questa NON è stata la mia esperienza nella missione OMS. Come capo del gruppo di lavoro su animali e ambiente, ho trovato fiducia e apertura nelle mie controparti cinesi. Abbiamo avuto dappertutto accesso a nuovi dati fondamentali. Abbiamo fatto aumentare la nostra comprensione dei probabili percorsi di spillover.”
Thea K Fischer, epidemiologa danese: “Questa NON è stata la mia esperienza neanche sul lato epidemiologico. Abbiamo costruito un buon rapporto con il team di epidemiologia cinese! Discussioni accese riflettono un profondo livello di coinvolgimento. Le nostre dichiarazioni sono state intenzionalmente distorte per gettare ombre su importanti lavori scientifici.”

Il ritornare a parlare di Wuhan ha anche riattivato la spirale di fake news sulla tesi del laboratorio e della natura artificiale del virus (tanto cara ai complottisti), falsità smentita fin da subito dai più disparati studi, così scrivevamo sull’articolo dedicato alla vicenda: “La provenienza naturale del Covid-19 è stata più volte confermata da studi effettuati da una pluralità di scienziati e istituti, anche avversi ideologicamente alla Cina, che tutto l’interesse avrebbero a screditare.” Il rapporto del 4 Febbraio sull’indagine OMS ribadisce come “estremamente improbabile” e “scenario da film” l’ipotesi che il virus fosse “fuoriuscito” dal laboratorio.

L’accusa di non-collaborazione parte dal paese, gli Stati Uniti, che per primo ha ostacolato il normale svolgimento del lavoro dell’OMS, osteggiandolo apertamente e scegliendo la via della non-cooperazione per la lotta alla pandemia, approccio diametralmente opposto a quello cinese, che ha continuamente ribadito l’importanza della collaborazione internazionale.

L’immagine con cui accompagna l’articolo il New York Times.

A tal proposito e pochi giorni dopo il rapporto OMS, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha espresso la speranza che gli Stati Uniti assumano un atteggiamento aperto e trasparente, proprio come fatto dalla Cina, invitando gli esperti dell’OMS a svolgere attività di ricerca sul territorio statunitense per risalire all’origine del nuovo coronavirus.
Di contro, il Dipartimento di Stato USA ha affermato che la parte statunitense effettuerà uno studio indipendente sull’attività di ricerca del gruppo di esperti dell’OMS in Cina, ed esprimerà il suo giudizio solo dopo che le agenzie di intelligence statunitensi avranno eseguito le loro analisi.

Lo scontro verbale tra diplomazia americana e cinese si è inasprita negli ultimi due giorni, quando il Consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan, ha ribadito “preoccupazioni” per le indagini dell’OMS e sulla credibilità del rapporto stesso, condizionato da Pechino a suo dire, dimostrando una politica aggressiva nei confronti della Cina, in linea con quella dell’amministrazione precedente.
La risposta dell’Ambasciata cinese negli USA è stata: «La Cina accoglie con favore il ritorno degli Stati Uniti all’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’OMS è un’autorevole organizzazione internazionale multilaterale nel campo della salute, non un parco giochi in cui si può andare e venire a volontà. Quello che hanno fatto gli Stati Uniti negli ultimi anni ha minato gravemente le istituzioni multilaterali, inclusa l’Oms, e ha gravemente danneggiato la cooperazione internazionale sul Covid-19. Ma gli Stati Uniti si comportano come se nulla di tutto questo fosse accaduto, puntano il dito su altri Paesi che hanno sostenuto fedelmente l’Oms e sull’Oms stessa. Con simili trascorsi, come possono guadagnare la fiducia del resto del mondo? Si spera che gli Stati Uniti si atterranno ai più alti standard, assumeranno un atteggiamento serio, trasparente e responsabile, si assumeranno la giusta responsabilità, sosterranno il lavoro dell’OMS con azioni reali e daranno il dovuto contributo alla cooperazione internazionale sul COVID-19. Il mondo intero starà a guardare.»

Volendo puntualizzare date e periodi, come affannosamente fa il giornalismo occidentale, ricordiamo che casi gravi di problemi respiratori con sintomi attribuibili al Covid-19 negli USA, erano riscontrabili fin da LUGLIO 2019, precisamente in North Carolina.

Con questo, non si attribuisce nulla agli Stati Uniti o a qualsiasi altro paese, ma solamente per porre l’attenzione al dato ormai certo che la pandemia non ha un luogo unico di origine ed espansione, dato che, come riscontrato, ci sono casi ben antecedenti al Dicembre di Wuhan. Conferma ulteriore durante un’intervista a BBC One del professore britannico John Watson, membro del team OMS a Wuhan, che oltre a difendere la missione, ha risposto alla domanda diretta “è sicuro che il virus è emerso in Cina?” con un secco “No“, proseguendo “molto probabilmente è iniziata con un’infezione in un “serbatoio animale” che è stato poi trasmesso agli esseri umani attraverso un ospite intermedio (…), penso che dobbiamo assicurarci di guardare oltre i confini della Cina, così come all’interno della Cina”.

Il continuare a cercare affannosamente un untore è geopolitica, nelle migliori delle ipotesi.
Maccartismo, propaganda e ammissione della propria inadeguatezza, nelle peggiori.

Marcello Colasanti

Puoi leggere l’articolo anche su MEDIUM.COM

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