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“Mi trovo qui e i bombardamenti (sui civili) sono ucraini” poi tagliano la linea. La reporter francese Anne-Laure Bonnel.

La reporter francese Anne-Laure Bonnel sta documentando il conflitto ucraino sul campo, attualmente si trova nella città di Donetsk. Nel 2015 effettuò tre viaggi nella zona del Donbass per seguire da vicino l’evolversi del conflitto nato l’anno prima, filmando il documentario “Donbass“.

Il 1 Marzo partecipa al programma francese CNews in collegamento video, introducendo il suo intervento con gli antecedenti del conflitto attuale, parlando dei bombardamenti del governo ucraino contro la popolazione civile russofona del Donbass da lei comprovati in un documentario del 2015:
“Non voglio mandare un messaggio politico, ma questa guerra dura da 8 anni e ha già fatto 13.000 morti. La popolazione, che è esausta, è sorpresa che l’Europa si rende conto solo oggi della situazione, mentre per loro questa situazione di bombardamenti, di vita nelle cantine, di artiglieria, per loro è vita quotidiana da allora, dal 2014 ripeto”. Oggi l’esercito ucraino continua gli attacchi su obiettivi civili con conseguenti morti e feriti che fotografa e filma quotidianamente.

Il presentatore, imbarazzato, chiede per due volte se non siano russi gli attacchi, ma la reporter ribadisce “sono ucraini”.

A seguire viene invitata ad aspettare in linea per ascoltare Bernard Henri Levy, noto filosofo e giornalista, che interviene elogiando le azioni e parole del presidente Zelensky, vedendo volontà imperialiste non da parte degli Stati Uniti, ma di Russia e Cina.

Con evidente insofferenza, la Bonnel riprende la parola riferendosi direttamente a Levy: “qui ci sono 13.000 morti dal 2014. Tredicimila dal 2014. Sono d’accordo con te nel fermare questa guerra, ma la vedi questa insegnante? E’ tagliata a metà dalle forze ucraine” mostrando le foto delle due insegnanti uccise pochi giorni prima con un attacco missilistico su una scuola e da lei fotografate, ribadendo di nuovo che la situazione della popolazione del Donbass è in queste condizioni da 8 anni, invitando il giornalista a seguire le sue pagine social:
“vai sulla mia pagina e guarda bene”.

Dopo questa risposta, la reporter cerca di riprendere la parola durante la risposta di Levy, ma viene scollegata dalla diretta. Sul sito di CNews la parte del suo secondo intervento è stato tagliato.

Un episodio che ci mostra come il messaggio propagandistico di guerra, volto alla “costruzione del consenso”, sia comune in ogni paese dell’occidente, dove attualmente il confronto non è contemplato.

Il secondo intervento diretto a Bernard Henri Levy

Nello stesso giorno, Anne-Laure Bonnel ha documentato con foto e video un attacco missilistico sui civili da parte dell’esercito ucraino. Alcune delle foto dei due civili morti sono girate sui social come “vittime dei russi“. Ha scritto sul post Facebook:
“‎BHL (Bernard Henri Levy) dubita delle immagini…‎ ‎Sfido i servizi di intelligence di ogni paese a trovare un montaggio.
Donetsk. Attacchi ucraini. 1 marzo 15:30.”


‎Il 2 Marzo su Twitter ha denunciato una fake news della testata tedesca DW Deutsche Welle:

Una guerra dell’informazione sta peggiorando la situazione. Questa scuola è stata presa di mira nell’area di lingua russa sotto il controllo separatista e non a Kiev come sostengono i media tedeschi DW. ‎‎ ‎‎#deontologie‎‎ ‎‎#deutchwell‎‎ Avrebbero specificato che più di 100 civili sarebbero stati ‎‎#fakenews‎

Per chi non conosce Bernard Henri Levy: filosofo, saggista e giornalista che scrive anche in Italia per la Repubblica, divenne famoso negli anni ’70 per essere tra i fondatori della nouvelle philosophie, corrente che esprime il rifiuto delle dottrine comuniste e socialiste.
In passato ha apertamente appoggiato il governo ucraino per il conflitto in Donbass, in geopolitica è vicino alle posizioni statunitensi (firmò la petizione a favore dell’armamento da parte degli Stati Uniti dei Contras, i gruppi paramilitari di estrema destra attivi in Nicaragua, azione intrapresa da Ronald Reagan), difensore dello stato d’Israele e sostenitore dell’intervento della Francia nella guerra in Libia del 2011. In politica italiana apprezza Matteo Renzi. Si dichiara difensore dei diritti umani.

Fonti, citazioni, link utili:

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