Articoli del 2022 · Conflitto in Ucraina · Dal Mondo · Geopolitica · Russia

Zelensky: armi ai civili, artiglieria nei quartieri, detenuti liberi. Sconsideratezza alla vigilia del negoziato.

Fin dalla primissima copertura mediatica del conflitto, l’informazione ufficiale ha parlato di presunti attacchi su obiettivi civili. Come dimostrato in più casi, nella maggior parte si è trattato di spettacolarizzazione con foto e video di archivio, finalizzati a scaturire una forte risposta emotiva, eludendo così un’analisi approfondita del conflitto, banalizzandolo nella logica degli opposti schieramenti.
In questo articolo stiamo monitorando le fake news al riguardo: Una guerra di fake news. Le false notizie del conflitto in Ucraina. (Aggiornamento continuo)

Diversi palazzi civili sono stati colpiti da missili, immediatamente attribuiti all’esercito russo in ogni telegiornale. Tra i più mostrati c’è il palazzo residenziale vicino l’aeroporto di Zhulyany vicino Kiev, che ad un’esame delle dinamiche in video si è potuto accertare la tipologia di missile utilizzato, suggerendo un sistema di difesa antiaerea a medio raggio Buk-M1, in dotazione all’esercito ucraino che, come riferito dal Ministero della Difesa russo, ha avuto un evidente guasto nel sistema di guida.

Palazzo residenziale di Zhulyany colpito dal missile a medio raggio Buk-M1

Ma l’incolumità dei civili è in pericolo per altri “errori” di valutazione, una sequenza di decisioni prese in maniera avventata e irresponsabile dall’attuale governo e presidente.

Il presidente Zelensky, rifiutando per due volte un incontro di negoziazione (accetterà quello del 28 Febbraio), ha lanciato il seguente appello: “Il futuro di tutto il popolo dell’Ucraina dipende da ognuno dei suoi cittadini. Daremo armi a chiunque voglia difendere il Paese. Siate pronti a sostenere l’Ucraina nelle piazze delle nostre città. Ogni volontario potrà avere le armi. Il ministero degli Interni richiama i veterani per difendere il Paese. Siate pronti a sostenere la vostra nazione in tutte le città”. Mentre l’Esercito ucraino esortava in un post a fabbricare molotov in casa.

Distribuzione di armi ai civili.

Un atto sconsiderato, incurante della salvaguardia e incolumità della popolazione civile, esponendola a rischi inutili e ad una probabile carneficina, dato che in questa maniera lo status di civile verrebbe meno.

Una parte di popolazione, quella più indottrinata da questi anni d’incessante nazionalismo, sta effettivamente ritirando armi per improvvisarsi soldato, fronteggiando un esercito che non è interessato ad obiettivi civili. Finora l’esercito russo ha saputo gestire la situazione in maniera più che opportuna.
Aggiornamento: La distribuzione delle armi viene effettuata a chiunque, senza una minima selezione. A Kiev si registrano numerose sparatorie, rapine e furti tra gli abitanti armati dall’Esercito, svariati video e reporter lo documentano. Il 28 Febbraio un cittadino statunitense rimasto a Kiev ha diffuso un video dicendo “ora sono su via Khreshchatyk e ho paura di essere colpito non dai russi, ma dai criminali” aggiungendo che è scioccato da quello che fa Zelensky, distribuendo armi a tutti.


Stesso discorso per il dispiegamento della contraerea ucraina, così come artiglieria e veicoli corazzati, collocati nelle zone residenziali, un esempio a Severodonetsk. Luoghi scelti in maniera cosciente per trasformare una zona civile in obiettivo militare dell’offensiva russa, con conseguenti morti da utilizzare come “feticcio” antirusso. Inoltre, nella zona di Mariupol, squadre d’assalto del Battaglione Azov, già famigerato per crimini sulla popolazione del Donbass, sta terrorizzando la popolazione civile con il posizionamento dell’artiglieria in aree residenziali, usando la popolazione locale come scudo umano, denuncia espressa dal maggiore generale Igor Yevgenyevich Konashenkov.

Aggiornamento: Il rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite, Vassily Nebenzia, ha documentato e ribadito che Kiev usa i civili come scudi umani, una violazione del diritto umanitario internazionale che è stata finora ignorata dai politici occidentali e non ha ricevuto copertura mediatica, nonostante sia stata assistita e documentata da comuni cittadini ucraini, in tattiche simili a “quella dei terroristi Daesh”. Ha aggiunto che “tutta la responsabilità per le possibili conseguenze spetta al regime di Maidan”. La collocazione dell’artiglieria in zone residenziali è una tecnica che ha acquisito dall’esercito e dall’intelligence statunitensi, al fine di innescare il fuoco di risposta su vittime innocenti: “Questi metodi sono attivamente utilizzati dai terroristi sotto la supervisione della CIA in Medio Oriente e in altri Paesi”.
Nella città di Mariupol “la questione della liberazione sarà risolta attraverso negoziati per evitare grandi perdite”. Secondo il portavoce della Milizia della Repubblica Popolare di Doneck Eduard Basurin, le truppe ucraine hanno minato la maggior parte della città senza permette l’evacuazione dei residenti. Diversi video hanno testimoniato spari da parte del Battaglione Azov sui civili che tentano di lasciare la città. Secondo un rapporto dell’OSCE del 2016, il battaglione della guardia nazionale ucraina è “responsabile dell’uccisione di massa di prigionieri, di occultamento di cadaveri nelle fosse comuni e dell’uso sistematico di tecniche di tortura fisica e psicologica”. L’esercito russo ha riferito dell’uso sistematico di tortura sui soldati catturati dal battaglione in questi giorni.

Obici della contraerea ucraina collocati nella zona residenziale di Severodonetsk.

Lanciarazzi posizionate in mezzo alle strade di quartieri residenziali a Kharkov.

Un’altra scelta del governo di dubbia moralità è la liberazione dei criminali dalle carceri per inserirli nell’esercito, come annunciato dall’Ufficio del procuratore generale a Kiev e da un video ufficiale del Presidente Zelensky. Tra quelli già rilasciati, leggiamo, ci sono Dmitry Balabuh incarcerato per omicidio e Sergey Torbin in carcere per aver organizzato attacchi contro attivisti civili. Allargando il tiro, Zelensky ha istituto la Legione Straniera, richiamando alle armi gli ucraini all’estero con il monito che “l’offensiva della Russia non è solo un’invasione dell’Ucraina, ma l’inizio di una guerra contro l’Europa“.

Tra le accuse più pesanti rivolte all’Esercito ucraino c’è l’utilizzo massiccio di munizioni al fosforo bianco nella periferia di Kiev vicino all’aeroporto di Gostomel, utilizzando proiettili da 122 mm per obici D-30 e razzi per BM-21 Grad, nonostante queste munizioni siano vietate dal terzo protocollo della Convenzione delle Nazioni Unite sulle armi proibite del 1980, notizia confermata dal Ministero della Difesa russo, i principali canali d’informazione dell’opposto schieramento come RT, Sputnik News, Ria Novosti e in occidente da Open.

Tornando alla popolazione civile, dopo l’appello dell’Esercito sulla preparazione di bombe Molotov, nei dintorni di Kiev e Dnipro alcune donne hanno prestato aiuto per la preparazione delle bottiglie, con foto diventate virali.

Le donne di Dnipro oggi.

L’immagine è altamente simbolica per chi ha memoria. La stessa scena la vedemmo poco prima della Strage di Odessa; giovani ragazze confezionavano in strada le molotov che di lì a poco avrebbero arso vivi e vive oltre 50 antifascisti/e nella casa del sindacato. Chi ebbe il coraggio di saltare dalle finestre fu finito a sprangate.

Odessa, 2 Maggio 2014, poco prima dell’assedio alla Casa dei sindacati e della mattanza nazista.

Queste scelte di comando suggeriscono da una parte difficoltà operativa, dall’altra poca considerazione per la popolazione civile. Fermo restando che tutta questa storia sarebbe stata evitata a monte senza l’espansionismo della NATO fino ai confini con la Russia e relativo golpe del 2014;
la soluzione razionale e realistica per Zelensky e l’Ucraina sarebbe:
– il garantire la non espansione della NATO come da antichi accordi tra le parti, dato che costituisce una legittima preoccupazione per la sicurezza nazionale russa;
fermare l’armamento folle che ha intrapreso l’Ucraina in questi ultimi 8 anni su ovvie pressioni esterne;
garantire lo smantellamento dei reparti neo-nazisti, processando gli elementi che hanno perpetrato omicidi, violenze, stupri e massacri;
concedere l’autonomia promessa dal trattato di Minsk alle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk;
eliminare le discriminazioni alle popolazioni di cultura e lingua russa.
In pratica, tornare a rispettare seriamente il trattato di Minsk.

Nel momento in cui scriviamo sono in preparazione i negoziati lungo il confine bielorusso tra le due parti, accettate da Zelensky dopo i primi rifiuti, mentre dall’altra parte hanno ribadito che “la Russia è pronta a negoziare con l’Ucraina per raggiungere la pace in qualsiasi momento” dalla voce di Medinsky.

Posto di frontiera fra Ucraina e Bielorussia “Aleksandrovka – Vilcha” dove si svolgono i colloqui fra Russia e Ucraina.

Jens Stoltenberg, Segretario generale della NATO dichiara “piena fiducia nel presidente Zelensky e nella sua valutazione dell’utilità di questi colloqui per trovare una soluzione politica al conflitto. La Nato ha sostenuto la ricerca di una soluzione politica per tutto questo tempo”.
Sfugge quale sia la “soluzione politica” ricercata in tutto questo tempo dalla NATO, calcolando un golpe nel 2014, 8 anni di guerra, il massacro di 14.000 abitanti del Donbass, l’inserimento nei ruoli chiave di governo di neo-nazisti e la categorica sordità alle richieste di non espansione.
Fino ad oggi, dove senza una formale entrata in guerra a fianco dell’Ucraina, 28 paesi della NATO stanno inviando un flusso continuo di armi, munizioni, mezzi e materiali all’Ucraina che si aggiungono a quelli forniti in questi 8 anni; da soli gli USA stanno inviando 350 milioni di dollari in armi (nel 2021 erano stati 650 milioni) e l’Italia 110 milioni di euro e un ulteriore contingente di fanteria.
Se consideriamo tutte le truppe disposte in questo ultimo anno lungo il confine Est della NATO, ci stupiamo se Putin parla di deterrenza?

Reparti moderati dell’esercito ucraino, foto d’archivio.

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