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Il blogger ucraino Gleb Lyashenko rischia 15 anni per “tradimento”.

Il blogger ucraino Gleb Lyashenko, conduttore di una rubrica politica sul canale Klymenko Time, è stato arrestato a Leopoli con l’accusa di “alto tradimento” da parte dell’SBU, i servizi segreti ucraini, rischiando 15 anni di carcere.

Tra i post Facebook che hanno portato all’incriminazione c’è quello del 2 Marzo, in cui leggiamo:

“È possibile giustificare l’attacco armato di un Paese a un altro? Probabilmente no.
La guerra è oscurità e orrore. Non può essere giustificato, ma lo si può spiegare.
Nessuno inizia una guerra “
così“. Ci devono essere buone ragioni fondamentali per questo.
Alla società ucraina non vengono raccontate le cause della guerra in corso. La situazione è dolorosamente dipinta semplicemente con: “
Il maniaco Putin è impazzito e ha deciso di uccidere milioni di ucraini“.
E questo è tutto. Non ci sono altri motivi. E se è così, allora non ci possono essere compromessi con Putin. Quali compromessi ci possono essere con un “
maniaco“?
Quindi,
“combatteremo fino all’ultimo ucraino! Combattiamo la guerra più sanguinosa del 21° secolo! Perdiamo decine di milioni di vite umane!“.
Dobbiamo ancora voltare la testa? La Russia non andrà da nessuna parte, rimarrà il più grande vicino dell’Ucraina. Ed è nel nostro interesse concordare con esso su forti garanzie di sicurezza reciproca. Avremmo potuto farlo mille volte negli ultimi 8 anni. Ma non volevano (i politici ucraini, ndr). Ora dobbiamo, non c’è via d’uscita.”

In passato Lyashenko aveva criticato le posizioni politiche dell’ex presidente Poroshenko e dell’attuale Zelensky, parlando nei suoi video della deriva razzista, neo-fascista e russofoba intrapresa dal 2014 in Ucraina.

In un video YouTube dello scorso anno, Gleb Lyashenko riferisce della pena detentiva formulata dalla Corte di Leopoli contro un uomo che indossava una maglia con la scritta CCCP (URSS).

Con queste parole si è aperta l’accusa al blogger: “Gli investigatori dell’SBU hanno raccolto una grande quantità di informazioni sulle attività illegali dell’aggressore. Usando i media, il traditore ha sostenuto le azioni criminali del paese aggressore. Gli esami linguistici hanno stabilito che lo pseudo-esperto ha deliberatamente invaso la sovranità del nostro stato con le sue dichiarazioni e i suoi appelli. Inoltre, ha screditato la politica pubblica e deliberatamente livellato gli eventi nell’Ucraina orientale. È stato registrato che tale propaganda di informazioni è stata utilizzata con successo dai media russi per giustificare le azioni criminali della Federazione Russa contro l’Ucraina”.

Gleb Lyashenko ha affermato in tribunale che le sue parole erano rivolte con la speranza che “arrivasse la pace”, descrivendo le sue posizioni come “libertà di parola“.

Sottoposto a custodia cautelare prima del processo (alcuni media riferiscono che avverrà entro 60 giorni), la cauzione è stata fissata a quattro milioni di grivne (circa 122.000 euro).

I media ucraini lo collocano vicino al partito centrista Piattaforma di opposizione – Per la vita, attualmente fuori legge dopo la messa al bando di tutti i partiti di sinistra e di opposizione del 20 Marzo (ne parliamo in questo articolo), riferendo che il blogger traditore avesse “giustificato l’aggressione russa e spinto l’Ucraina a capitolare“.

Il blogger ha 33 anni, vive a Kiev ed è nato a Enerhodar, città sul fiume Dnepr a sud dell’Ucraina (zona a maggioranza russa e russofona).

L’arresto dei dissidenti politici in ucraina è una tragica realtà da ormai 8 anni, così come gli assassinii eseguiti dalle milizie neo-naziste e nazionaliste che operano nella totale impunità.
La situazione bellica ha esasperato la situazione, portando l’SBU all’arresto sommario con l’accusa di “alto tradimento” al timido accenno di dissenso alle scelte governative. Ricordiamo che il 7 Marzo, Michail Kononovich e suo fratello Aleksander, membri dell’Unione giovanile comunista dell’Ucraina (il primo ne è segretario), sono stati arrestati con l’accusa di essere “spie russe e bielorusse”; per la legge marziale in atto rischiano la pena di morte.

I fratelli Kononovich 

La “caccia alle streghe” si sta ripercuotendo anche all’interno delle forze governative ucraine. Il 1 Aprile sono stati rimossi due generali sempre con l’accusa di tradimento, commentato dal presidente Zelensky: “Oggi è stata presa un’altra decisione riguardante gli anti eroi. Adesso non ho tempo di trattare con tutti questi traditori, ma gradualmente saranno puniti”. Emblematico il caso del banchiere Denis Kireev, uno dei negoziatori ucraini al primo incontro di trattative con la Russia del 28 Febbraio, ucciso dall’SBU con un colpo alla testa all’ingresso del tribunale di Pechersk, una vera e propria esecuzione. Le autorità e media ucraini hanno inizialmente giustificato riferendo che l’uomo era sospettato di tradimento dopo intercettazioni telefoniche, accusato di fornire informazioni al nemico russo. Dopo lo sconcerto mediatico, un tweet dell’Intelligence ucraino ha ribaltato la situazione definendolo “una spia eroe“, caduto insieme ad altri due agenti.

Denis Kireev durante i negoziati del 28 Febbraio.

La repressione del dissenso e della legittima critica sulla condotta bellica si allarga anche nel resto d’Europa. In un comunicato stampa del 26 Febbraio, il Procuratore Supremo della Repubblica Ceca Igor Stríž riferiva: “L’ufficio del procuratore Supremo considera necessario informare i cittadini che l’attuale situazione collegata all’attacco della Russia in Ucraina potrebbe avere implicazioni sulla loro libertà d’espressione. Se qualcuno approva pubblicamente, accetta o supporta gli attacchi russi in Ucraina, incluse manifestazioni, Internet o social network, potrebbe incorrere a imputazioni criminali sotto certe condizioni”. La pena consiste in 3 anni di reclusione. Secondo quanto riportato da Radio Prague International, la polizia ha controllato le comunicazioni online in cerca di pensieri “sbagliati”. Il giorno seguente, 27 Febbraio, l’ambasciata ucraina in Repubblica Ceca riferiva dei primi due arresti.
In Slovacchia l’emittente televisiva RTV-Spravy riporta il comunicato della Polizia che annuncia: “chiunque in una situazione di crisi cerchi di ostacolare la pace in alcun modo, promuove la guerra, oppure supporta la propaganda bellica, verrà punito con una pena detentiva dai 10 ai 25 anni, oppure l’ergastolo”, con riferimento all’articolo 417 del Codice penale.
In Lettonia è stato richiesto l’aiuto dei cittadini per segnalare alle autorità commenti e pensieri atti a giustificare l’intervento militare della federazione russa.   

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