Articoli del 2020 · Economia · Politica

Nuovo ponte a Genova, invariata la concessione ai Benetton. Ma chi critica, è nella posizione di poterlo fare?

ponte

In un sistema capitalista, dove tutto è in funzione del profitto, il potere va cercato nell’economia, non nella politica.
Sono secoli che filosofi e teorici politici cercano di far passare questo semplice messaggio. Ma è ancora difficile, a quanto pare.

Quest’ultima notizia, ce lo ricorda prepotentemente.

Il nuovo ponte a Genova che sostituisce il Morandi, torna sotto la direzione del concessore Autostrade per l’Italia, controllato dalla famiglia Benetton sotto Atlantia S.p.A..
Il vice-ministro Cancelleri afferma che “temporaneamente è l’unica soluzione”.
Ricordiamo che la società aveva minacciato un’azione legale miliardaria in caso di revoca.

A quanto pare il Governo, lo Stato, teoricamente i rappresentanti della sovranità popolare, non sono nella posizione di poter revocare la concessione a chi, con la propria incuria a scopo di profitto privato, ha causato la morte di 43 persone e lo sfollamento di altre 566. Subendo pure ritorsioni…

L’attacco del centro-destra, in particolare Lega e Fratelli d’Italia, è attualmente inaccettabile.

Sarebbe il caso di ricordare qualche fatto un po’ scomodo:

nel 2006 Benetton appoggiò la Lega di Bossi e Salvini (ancora con il Nord nel nome) con un contributo di 150.000 euro.
L’8 Maggio 2008 sale al potere il Governo Berlusconi IV e il 29 maggio, mentre si vota il decreto legge n. 59, viene inserito l’emendamento Salva Benetton (l’articolo 8-duodecies).
Il precedente governo Prodi aveva obbligato i concessionari a rigorose verifiche periodiche, ma con il nuovo emendamento, quell’obbligo di verifiche sparisce: rimane solo l’allungamento della concessione. Come se non bastasse, furono approvati gli aumenti tariffari annuali del 70% dell’inflazione reale, a prescindere dagli investimenti e qualità del servizio.
In tutto questo, c’erano Matteo Salvini come parlamentare alla Camera nella coalizione governativa, Giorgia Meloni addirittura Ministro (politiche giovanili).

Quindi, di cosa parliamo, oggi?

Parlare da quelle posizioni, è aggiungere un ulteriore teatrino di macabra propaganda sulle spalle delle vittime. Come se non bastò quella già vista ai funerali di Stato, probabilmente uno dei momenti più bassi e vergognosi per le Istituzioni nella storia repubblicana, con la politica della mediaticità da una parte, una folla ormai assuefatta al selfie di turno dall’altra.
Anche al funerale di 43 persone…

Un’altra storia, una delle tante, che ci ricorda quali siano i reali rapporti di forza all’interno di un paese liberista e come i partiti dell’attuale arco parlamentare svolgano, con estrema disinvoltura, il loro ruolo subalterno all’economia.

benetton ponte
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