Articoli del 2017 · Città di Roma · Cultura · Letture e Citazioni consigliate

Una poesia e un saggio sulla “luce” del Natale – di Pier Paolo Pasolini.

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Sono gli ultimi giorni dell’anno. Il benessere
accende, verso sera, in tutti gli uomini
una specie di follia: la smania inespressa
di essere più felici di quanto siano …

E’ sempre una speranza che dà pietà: anche
il piccolo borghese più cieco ha ragione
di averla, di tremarne: c’è un istante
in cui anch’egli infine vive di passione.

E tutta la capitale di questo povero paese
è un solo ansito di macchine, una corsa
angosciata verso le antiche spese
di Natale, come a una necessità risorta.

Potente luce di Luglio, ritorna, oscura
questo debole crepuscolo di pace,
che non è pace, questo conforto ch’è paura:
ridà parole al dolore che tace.

Manda i cadaveri ancora insanguinati
dei ragazzi che hai illuminato potente:
che vengano qui, tra questi riconsolati
benpensanti, tra questa dimentica gente.

Vengano, con dietro il tuo chiarore di piazze
fatte campi di battaglia o cimiteri,
tra queste ciniche chiese dove la razza
dei servi torna alla sua viltà di ieri.

Vengano tra noi, a cui non è rimasta
che la speranza di una lotta che dispera:
non c’è più luce di Natale, o di Pasqua.
Tu, sei la luce, ormai, dell’Italia vera.

                                                                   21 gennaio 1961 – L’Unità
Pier Paolo Pasolini

 

Questa poesia fu pubblicata sul quotidiano L’Unità nel Gennaio del 1961.
L’anno precedente, il 1960, fu per l’Italia e la politica italiana un periodo particolarmente difficile; per superare una crisi governativa, la Democrazia Cristiana con il Presidente del Consiglio dei Ministri Fernando Tambroni, formò un governo che accolse i voti di fiducia del Movimento Sociale Italiano. Dopo quindici anni dalla caduta del regime, i fascisti erano di nuovo al governo (seppur in appoggio esterno). Ne derivarono imponenti proteste e manifestazioni in tutta Italia, a cui il governo rispose con interventi della polizia estremamente violenti che causarono centinaia di feriti, fino all’evento più grave di Reggio Emilia, dove la polizia uccise 5 manifestanti comunisti il 7 Luglio 1960: Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli.
(Su questo periodo e argomento, puoi approfondire QUI con la poesia, sempre di Pier Paolo Pasolini, LA CROCE UNCINATA)

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In questi versi, la luce su cui presta l’attenzione Pasolini non è quella delle festività religiose, natalizie o pasquali che siano, dove ormai la spiritualità ha lasciato totale posto alla luce del consumismo e dell’omologazione, ma cerca, inneggia e implora la “luce dell’Italia vera”, quella delle persone in lotta contro le ingiustizie dal volto nuovo, ma dalle vecchie radici. Tematica che, proprio oggi con le ormai sempre più sdoganate associazioni fasciste, riscopriamo di estrema attualità.

A seguire sul tema del Natale come oggetto di consumo, un estratto dai “Saggi sulla politica e sulla società” e la risposta ad una lettera inviata da una lettrice proprio sulla poesia appena letta.

Colasanti Marcello

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Poster su Muro. Via Ozanam, Monteverde, Roma.

 

«Tanti auguri ai fabbricanti di regali pagani! Tanti auguri ai carismatici industriali che producono strenne tutte uguali!
Tanti auguri a chi morirà di rabbia negli ingorghi del traffico e magari cristianamente insulterà o accoltellerà chi abbia osato sorpassarlo o abbia osato dare una botta sul didietro della sua santa Seicento!
Tanti auguri a chi crederà sul serio che l’orgasmo che l’agiterà – l’ansia di essere presente, di non mancare al rito, di non essere pari al suo dovere di consumatore – sia segno di festa e di gioia!
Gli auguri veri voglio farli a quelli che sono in carcere, qualunque cosa abbiano fatto (eccettuati i soliti fascisti, quei pochi che ci sono); è vero che ci sono in libertà tanti disgraziati cioè tanti che hanno bisogno di auguri veri tutto l’anno (tutti noi, in fondo, perché siamo proprio delle povere creature brancolanti, con tutta la nostra sicurezza e il nostro sorriso presuntuoso).
Ma scelgo i carcerati per ragioni polemiche, oltre che per una certa simpatia naturale dovuta al fatto che, sapendolo o non sapendolo, volendolo o non volendolo, essi restano gli unici veri contestatori della società. Sono tutti appartenenti alla classe dominata, e i loro giudici sono tutti appartenenti alla classe dominante».

tratto da “Saggi sulla politica e sulla società

 

Le ragioni della pietà.
Lettera di una lettrice a Pier Paolo Pasolini, Aprile 1961.

Egregio signore, in questo giorno, di tanta gioia e tanta commozione per il cuore di ogni cristiano, non posso fare a meno di farle conoscere tutta l’amarezza, tutto il dolore e in un primo tempo lo sdegno, che un suo scritto suscitò nel mio animo. Io non sono colta, non sono iscritta a nessuna associazione. Sono una semplice donna, che vive la sua vita di lavoro, di preoccupazioni, di sofferenze: sempre serena perché, una grande fede, dà forza al mio animo e mi dice che la nostra vita, non finisce con la morte del corpo. Qualche mese fa, l’ortolano mi involse della verdura in una pagina di giornale. Non leggo mai nulla, perché non ne ho il tempo, ma quel giorno, posai gli occhi, sugli ultimi versi di una sua poesia: “Vengono tra noi, a cui non è rimasta che la speranza di una lotta che dispera: non c’è più luce di Natale, o di Pasqua. Tu, sei la luce, ormai, dell’ Italia vera.” Forse non avrò interpretato bene i suoi versi (e vorrei fosse così) perché è tanto grande la pena che lei mi fa. Ho un figlio di 22 anni e penso quanto sarebbe grande il mio dolore se egli avesse i suoi sentimenti. Proprio oggi mi sono ripetuta: Il Natale e La Resurrezione del Manzoni, poesie studiate quando ero quasi una bambina. Ho pianto di gioia e di commozione ringraziando il Signore, perché c’è ancora tanta gente che sente, tutta, la grandiosa potenza della luce di Natale e di Pasqua!

La risposta di Pasolini:

Ognuno ha una sua luce, e, poiché questa luce è irrazionale, indistinta, mistica, senza limiti, cioè, psicologici e storici, ognuno tende a dare a questa luce una forma. Per lei, la forma della sua luce sono Natale e Pasqua, in quanto feste cristiane: per me non lo sono più. Io ho molto più tempo di lei per pensare a queste cose: anzi, pensare a queste cose è il mio mestiere. Anch’io da ragazzo ho letto Il Natale e La Risurrezione del Manzoni: ma poi ci ho pensato e ripensato. Se le rileggo non le trovo più uguali ad allora. Non sono quella che Proust chiama una intermittences du coeur. Il cattolicesimo del Manzoni è un fatto storico molto più complesso e profondo di quello che lei ingenuamente crede, esso è stato non è. Ogni cosa si muove col muoversi della storia. Non esistono delle cose immobili: neanche le poesie sono immobili, esse che sembrano superbamente collocarsi al di là del tempo …

Per il Manzoni il cattolicesimo era una ideologia che, nel suo particolare momento storico, nella sua particolare psicologia, era un elemento di equilibrio: e, nella sua componente liberale, era anche progressivo. Ora, coloro che insegnano a scuola ad amare il cattolicesimo del Manzoni e il cattolicesimo tout court non sono in nessun modo degli illuminati: sono dei reazionari. La luce che essi propongono ai loro fedeli sotto forma di rito religioso (Natale, Pasqua ecc.) è una luce che serve ad accecare. Non c’è più una scintilla sola dello spirito di Cristo nei Natali della operazione-panettoni e nelle Pasque della operazione-colombe. Il Monopolio e la Chiesa sono strettamente uniti. Ogni spirito religioso non può non sentirsene profondamente offeso. E quindi non cercare altrove la sua luce. Per me non c’è niente di più simile allo spirito evangelico dei morti di Luglio, e di tutti gli altri umili morti che hanno lottato per un più vero rapporto religioso fra gli uomini. Il Natale e la Pasqua sono state antiche feste religiose pagane (la nascita del sole e l’avvento della primavera) piene di rozzo, mitico spirito religioso: si sono poi trasfuse nelle feste cristiane portando la loro antica ingenuità nella nuova insegnata da Cristo. Ma dopo la Controriforma e nell’attuale momento storico, non c’è niente di più prosaico, ipocrita, conformista dello spirito impresso dal clero a simili occasioni d’amore.

Qui le scrivo in modo molto elementare: il problema è infinitamente più complesso. Ma voglio essere inteso in modo elementare. Se poi lei volesse conoscere le mie più interne ragioni, legga il mio libro di versi che deve uscire entro la primavera, e che si intitola appunto La religione del mio tempo: visto che il mio caso personale la interessa con tanta pietas. Ma lei intanto esamini e osservi bene questa sua pietas; forse, con un po’ di coraggio, potrà intravedere quanta viltà, quanta pigrizia e quanto narcisismo essa contiene: o almeno quanta retorica.

 

BIBLIOGRAFIA:
Pier Paolo Pasolini, Le belle bandiere. Dialoghi 1960-65, Editori Riuniti, 1977
Pier Paolo Pasolini, Saggi sulla politica e sulla società, Mondadori, 1999

LETTURE CONSIGLIATE:
Il ricordo di Pasolini nella poesia “La croce uncinata”
Tutti gli articoli su Pier Paolo Pasolini

FOTO IN COPERTINA:
Stencil su muro, Via di Donna Olimpia, Monteverde, Roma.

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2 pensieri riguardo “Una poesia e un saggio sulla “luce” del Natale – di Pier Paolo Pasolini.

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