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Xinjiang e uiguri: tutte le contraddizioni della propaganda occidentale. Di Daniel Dumbrill (VIDEO).

Nel Febbraio scorso, il parlamento canadese ha approvato la mozione (passata con 266 voti a favore e 0 contrari) che “riconosce le azioni cinesi contro la minoranza musulmana degli uiguri dello Xinjiang come atto di genocidio”.

Il Canada è il secondo paese ad allinearsi formalmente agli Stati Uniti, a cui seguirà a Marzo l’Unione Europea aggiungendo sanzioni arbitrarie.

Per sostenere tale narrazione, gli Stati Uniti d’America stanno investendo milioni di dollari in propaganda mediatica. Il 27 Aprile 2021 è stato approvato il Strategic Competition Act, in cui si legge di un finanziamento di 300 milioni di dollari l’anno per il periodo 2022-2026 per una mastodontica operazione di propaganda anticinese, giustificata “per contrastare l’influenza maligna del Partito Comunista Cinese a livello globale”. Fondi diretti ai media occidentali, istituti di ricerca politica, gruppi di uiguri (o presunti tali) fuori dai confini cinesi, da utilizzare come “testimonial” del genocidio in atto.

Un ben noto modus operandi su cui non serve andare troppo lontano con la memoria: la falsa testimonianza della quindicenne Nayirah, miccia mediatica per l’operazione Sand Storm nella Guerra del Golfo, ne è un chiaro esempio.

La motivazione di questa condotta va ricercata nel ruolo di primo piano internazionale che la Cina ha ormai assunto: dopo i numerosi “sorpassi” su singoli settori, il formale riconoscimento della Cina come 1° economia del mondo è dietro l’angolo;
i paesi in via di sviluppo, fino ad oggi costretti ad un ruolo subalterno all’occidente, stanno trovando un’alternativa nella cooperazione paritetica offerta dalla Cina;
molte transazioni internazionali ormai avvengono in Renminbi, la valuta cinese, aggirando il dominio finanziario del dollaro e le sanzioni imposte dagli USA ai paesi non allineati, senza sottostimare il recente successo dello Yuan digitale.

Specificatamente sulla provincia dello Xinjiang, si tratta di un territorio ricco di petrolio e con un ruolo chiave nella nuova Via della Seta terrestre (Belt and road initiative).

In questo video, il canadese Daniel Dumbrill sottolinea tutte le contraddizioni di un’accusa lanciata dall’occidente senza l’opzione di un contraddittorio, utilizzando come “prove” le accuse e i documenti redatti da organizzazioni fortemente legate e compromesse ad attività di intelligence della CIA. A livello accademico e giornalistico, per chi tenta la diffusione di contro-prove, materiale verificato e documenti ufficiali, le reazioni sono pressioni, minacce e ripercussioni lavorative; destino simile per chi si limita alla critica con domande fuori agenda.

Un dettagliato e scorrevole punto sulla situazione che smaschera le fake news più pubblicate dai media mainstream, le finte prove più grossolane, i “personaggi-vittime” confezionati per la propaganda del momento.

Vecchi metodi per un piano occidentale di destabilizzazione interno alla Cina, diffamatorio a livello internazionale, ma che nulla ha a che vedere con la democrazia e i diritti umani.

Video tradotto da: Chiaro Scuro

Per approfondire:

Aggiungiamo, come sempre, il nostro “vademecum” sulla questione dello Xinjiang:

  • La questione degli uiguri islamici dello Xinjiang, regione autonoma all’estremo Ovest della Cina, è attualmente il tema principale con cui gli Stati Uniti (e con loro l’Unione Europea) creano ostruzionismo nei confronti della Cina, accusata di “genocidio” su base religiosa.
  • Lo Xinjiang è una regione periferica e di confine, estremamente importante per i collegamenti via terra creati dalla Nuova Via della Seta cinese, la Belt and Road Initiative, nata per sostenere il libero scambio e la cooperazione tra i continenti europeo, asiatico ed africano, nonché “smarcare” la Cina dalla chiusura geografica ad est e sud, dove Stati Uniti e relativi sottoposti mantengono una posizione dominante e pressione militare.
  • La regione subisce da anni gravissimi attacchi terroristici da parte di fanatici e fondamentalisti, che hanno lasciato dietro di se una lunga scia di morti e feriti. Nell’area centro-asiatica, il fondamentalismo islamico su base separatista ed etnica è da sempre uno degli strumenti che l’occidente utilizza come destabilizzatore nei paesi non allineati; un esempio esaustivo, i mujaheddin in Afghanistan.
  • La Cina contrasta tale fenomeno con un programma di reintegro nella società dei soggetti caduti nella trappola del fondamentalismo, una deradicalizzazione tramite formazione e studio. In molti entrano volontariamente in tale programma, spesso su consiglio familiare, continuando a risiedere nel proprio domicilio e non trattenuti nelle strutture (la soluzione attuata dagli statunitensi allo stesso problema è Guantanamo ed Abu Ghraib).
  • Fino alla fine del 2020, gli Stati Uniti hanno classificato il Movimento Islamico uiguro del Turkestan orientale come un gruppo terroristico, hanno combattuto contro i combattenti uiguri in Afghanistan e ne hanno tenuti molti come prigionieri. Nel luglio 2020, le Nazioni Unite hanno riportato la presenza di migliaia di combattenti uiguri in Afghanistan e Siria.
  • L’unica fonte sulla quale l’occidente accusa di “genocidio”, è un rapporto dell’antropologo tedesco Adrian Zenz, teologo e anti-comunista che non ha mai visitato lo Xinjiang e con nessuna esperienza sulla Cina, vicino alla setta del Falun Gong. A sua volta, Zenz ha basato il suo rapporto sulla campagna anticinese portata avanti da Rebiya Kadeer, ex deputata della Conferenza Consultiva politica del popolo cinese, fuggita negli Stati Uniti dopo una condanna per evasione fiscale milionaria e spionaggio.
  • Il governo cinese ha invitato più volte osservatori occidentali a visitare la regione, questi hanno sempre rifiutato.
  • Una commissione delle Nazioni Unite e della Banca Mondiale ha visitato 3 volte la regione. Durante la 44° sessione del Consiglio sui diritti umani, hanno ringraziato la Cina per la sua apertura e dell’invito alla visita per oltre 1000 diplomatici, giornalisti e religiosi, che hanno potuto constatare i risultati positivi ottenuti nella zona, sostenendo “sollecitiamo ad astenersi dal fare accuse infondate contro la Cina basate sulla disinformazione”.
  • L’Organizzazione della cooperazione islamica ha eseguito un’investigazione sul presunto genocidio anti-islamico, non rilevando nessun abuso e lodando il programma di deradicalizzazione cinese. Tutti i paesi islamici hanno votato in favore della Cina presso l’ONU. Contro, e utilizzando il termine “genocidio”, solamente i paesi occidentali filo-americani.
  • Dal 30 marzo al 2 aprile, una delegazione composta da più di 30 diplomatici provenienti da circa 21 paesi ha visitato lo Xinjiang. Mohammad Keshavarz-Zadeh, l’ambasciatore iraniano in Cina, ha riferito che le attività religiose nelle moschee si sono svolte in linea con la volontà del popolo musulmano, dopo aver visitato le moschee nella capitale regionale Urumqi e Kashgar. E’ rimasto anche stupito dalle condizioni delle moschee locali: “Come musulmano, ho pregato nella moschea. Ho visto che le persone sono libere di praticare le loro attività religiose”.
  • Per sostenere tale narrazione, gli Stati Uniti d’America stanno investendo milioni di dollari in propaganda mediatica. Il 27 Aprile 2021 è stato approvato il Strategic Competition Act, in cui si legge di un finanziamento di 300 milioni di dollari l’anno, per il periodo 2022-2026, per una mastodontica operazione di propaganda anticinese, giustificata “per contrastare l’influenza maligna del Partito Comunista Cinese a livello globale”. Fondi diretti ai media occidentali, istituti di ricerca politica, gruppi di uiguri (o presunti tali) fuori dai confini cinesi, da utilizzare come “testimonial” del genocidio in atto.
  • La popolazione di etnia uigura è aumentata del 25,04% nell’ultimo decennio (+ 2,55 milioni di persone nel periodo 2010-2018).
  • Nella sola regione dello Xinjiang, sono presenti 24.000 moschee, numero 10 volte maggiore rispetto a quelle presenti in tutti gli Stati Uniti d’America.
  • Il GDP (prodotto interno lordo) della regione cresce annualmente del 7,2% (dati riferimento 2014-2019).
    2,92 milioni di uiguri sono usciti dalla soglia di povertà nello stesso periodo.
  • L’istruzione primaria e secondaria è garantita in 7 lingue diverse.
  • Una pluralità di giornalisti e reporter (occidentali e non) che hanno visitato anche per anni la regione dello Xinjiang, confermano quanto sopra riportato, tra cui citiamo:
    André Vltchek, reporter russo con passaporto americano, morto in maniera sospetta dopo aver contraddetto le accuse occidentali;
    George Galloway, ex deputato, giornalista e scrittore britannico;
    Jeffrey Sachs, professore della Columbia University di New York;
    Adriano Madaro, sinologo, scrittore e giornalista, oltre 200 viaggi in Cina dal 1976;
    Daniel Dumbrill, giornalista e YouTuber canadese;
    Graham Perry, docente e relatore britannico;
    Michele Geraci, Professore di Finanza, Economista, ex Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico;
    Gordon Dumoulin (olandese), Jan Oberg (danese) e Thore Vestby (norvegese) della Transnational Foundation for Peace and Future Research (TFF), hanno pubblicato il contro-rapporto intitolato “La determinazione del genocidio nello Xinjiang come ordine del giorno – Un’analisi critica di un rapporto del Newlines Institute e del Raoul Wallenberg Center”, confutando le accuse del rapporto USA del Marzo 2021.
    – Il Centro Studi “Eurasia-Mediterraneo” (CeSEM) insieme ad EURISPES-Laboratorio BRICS e Istituto Diplomatico Internazionale (IDI), hanno prodotto il rapporto italiano “XINJIANG. CAPIRE LA COMPLESSITÀ, COSTRUIRE LA PACE”, in cui si raccolgono testimonianze e studi di giornalisti, diplomatici, esperti, studenti e professionisti che hanno frequentato, vissuto e studiato nello Xinjiang.

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