Articoli del 2019 · Crisi Greca · Dal Mondo · Politica · Unione Europea

La sconfitta di Tsipras. Ma siamo sicuri che lo sconfitto è lui?

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Ricordate quel che accadde nel 2008?
Mentre imperversava l’ennesima crisi finanziaria globale (spiegataci dando la colpa a Lehman Brothers e ai mutui subprime, non all’endemicità delle crisi nel sistema capitalista…), la Grecia divenne un banco di prova per il neoliberismo più spinto, primo paese dell’Eurozona a crollare per essere facilmente conquistato e fagocitato dai capitali privati delle nazioni più grandi.
Ma quel processo, comunque, ebbe un suo innesco anche all’interno della Grecia stessa. Una politica economica scellerata e ultraliberista (liberismo vuol dire destra, sempre per ricordarlo…) che culminò nella voragine creata per le Olimpiadi del 2004.
Quelle politiche lì, con abbandono del comando quando ormai la situazione era irrecuperabilmente tragica, l’applicò un certo partito di destra, Nea Demokratia guidata da Kostas Karamnlis.
Ora, dopo che il peggio (intendiamo definitivo collasso economico o golpe) è stato perlomeno scongiurato dal lavoro e dal senso di responsabilità di altri, la Grecia si riaffida allo stesso partito che l’ha ridotta a brandelli, con un neopresidente, Kyriakos Mitsotakis, ex banchiere e figlio della ricchissima borghesia greca. I primi autori del disastro.

Una piccola consolazione per noi italiani. Non siamo i soli a rieleggere il boia di turno…

Battute amare a parte, che dir si voglia di tutta la situazione, questo è accaduto in Grecia.
Dopo una parentesi politica a guida Pasok, identica alla precedente, prese le redini di quella situazione tragica e irrecuperabile Alexis Tsipras.
In quel frangente storico, lo sbilanciamento delle forze in atto era (ed è tuttora) abissale. La Grecia, piccolo paese del sud Europa da un parte, Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale dall’altro.
Oggi, se consideriamo con onestà intellettuale e corretta informazione l’operato dell’esecutivo di Syriza e le condizioni dell’attuale Grecia con quelle del 2014, il lavoro svolto e i risultati sono a dir poco incredibili, sempre considerate le nulle risorse a disposizione del governo greco per fronteggiare l’attacco economico e le istituzioni europee.

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Che attualmente quell’esperienza di governo venga attaccata e sminuita da destra e ambienti liberisti, non stupisce molto; tutto ciò che può essere minimamente orientato verso una visione sociale della cosa pubblica, va distrutta. Il problema è che lo stesso attacco arriva da (sedicente) sinistra, utilizzando la stessa malinformazione generata da destra.
Non considerando che, se c’è una sconfitta (tra le tante che interessano la questione greca), riguarda un po’ tutti.

Sconfitta della sinistra europea: per la mancata aggregazione e solidarietà verso un paese sotto attacco economico e governato da un partito della Sinistra Europea. Tra gli obiettivi per contrastare la cosiddetta Troika da parte di Syriza, c’era il creare una sponda forte e progressista con il resto dei paesi UE, cosa disattesa proprio dai corrispettivi partiti e movimenti europei cadendo, di nuovo come sempre storicamente a sinistra, nel gioco di “quelli che stanno più a sinistra di tutti”. Giochino che accadeva mentre la Grecia veniva strangolata…
Fortunatamente non tutti, ma purtroppo, in troppi.
A livello interno, evito di dare importanza al ruolo giocato dal KKE, assolutamente vergognoso.

Sconfitta dei paesi del Sud Europa e di quelli periferici: sempre parlando di tattiche, il governo Tsipras confidava in un’alleanza con i paesi periferici, economicamente marginali e facilmente attaccabili. Tutti paesi che, per il funzionamento dei meccanismi liberisti all’interno dell’Europa, saranno destinati a fare la fine della Grecia, in un modo o nell’altro.
Alleanza che non avvenne, anzi, furono i primi a voltare le spalle alla Grecia, per paura di uguale ritorsione da parte delle istituzioni finanziarie europee. L’Italia, con Renzi al tempo, si allineò in tal senso.

Sconfitta dell’Europa tutta: questa storia ha dimostrato in maniera palese la natura solo ed esclusivamente economica e liberista dell’attuale Europa, che svuota di potere decisionale i popoli per cederla al capitale privato (cosa che è, all’effettivo, la Banca Centrale Europea), col sistema del debito perpetuo. Inoltre, una dominazione da parte delle nazioni più grandi ai danni di quelle più piccole, attuando una “conquista” economica silenziosa di tutti i centri nevralgici dell’economia.
Per attuare questo, si distrugge e si sta distruggendo il bene pubblico e i diritti sociali.

Altra questione su cui non possiamo evitare una riflessione è l’informazione.
Si può raggiungere il potere, ma se il settore dell’informazione rimane nelle stesse pochissime mani del grande capitale privato, poco possiamo fare per contrastare la diffusione di false notizie e discredito. Anche qui, noi italiani dovremmo conoscere bene tale problema se guardiamo soprattutto agli ultimi 30 anni di politica.
Problema sorto prepotentemente in Grecia sia internamente che esternamente da parte della stampa di tutta Europa. Con risultati direi eccellenti…
Notevole come la Grecia sia passata dalla notizia di prima pagina per mesi, alla totale indifferenza giornalistica per anni, nonostante di cose ne continuassero ad accadere (soprattutto in positivo).

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Ripercorrere i mesi convulsi della trattativa sul memorandum e i 4 anni successivi richiederebbe troppo tempo, ma un buon ripasso può arrivare da questi articoli (clicca).
Oppure, in maniera molto più approfondita e corretta, leggere i dettagliati articoli di Daniela Sansone: su Alga News o Sinistra in Europa.

Con questo, una piccola risposta va data a chi sbraita sullo “Tsipras traditore”:

– il programma di Syriza con cui vinse le elezioni del 2015, era di netta rottura con le politiche imposte dall’Unione Europea, con l’obiettivo di rinegoziare il memorandum.
Tsipras per ben 7 mesi ha portato avanti tale linea nei confronti della Troika in una lotta impari, dato che la BCE iniziò lo strangolamento ancor più forte. Come detto in precedenza, in quel momento tutti i paesi della zona Euro volsero le spalle alla Grecia, anche Russia e Cina su cui si era sperato un appoggio esterno. Sette mesi di strangolamento finanziario sempre più duro, in cui venne tagliata anche la normale liquidità che la Banca centrale dovrebbe garantire all’interno dei paesi.
La Grecia, rimase “letteralmente” senza soldi.

– una volta impossibilitato a far valere le proprie istanze, fu indetto il famoso Referendum sul memorandum in cui vinse il NO. Tale scelta fu una provocatoria risposta agli interlocutori europei, che prendono decisioni economiche e politiche scavalcando di fatto le volontà popolari. Un Referendum era una risposta democratica all’atteggiamento ormai solo ed esclusivamente “tecnico” e liberista all’interno dell’Europa.
Nonostante questo, le istituzioni bancarie ed europee risposero ancora in maniera sorda.

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– dato il clima arrogante delle trattative (ricordiamo le continue risposte negative ad ogni proposta della Grecia da parte della Troika, in questa intervista ne parla approfonditamente Varoufakis) e messo nella condizione di dover accettare qualsiasi cosa, dato che il mandato popolare si basava su un programma elettorale ormai non più attualizzabile, Tsipras e Syriza diedero le dimissioni e furono indette nuove elezioni.
Riportare il popolo alle urne (per ben due volte, contando il referendum), denota sicurezza nel proprio operato e massimo rispetto per i meccanismi democratici, rimettendo decisionalità nel (teoricamente) popolo sovrano. Cosa che ormai non accade più in nessun paese, che tendono a portare avanti le varie legislature anche con le contraddizioni più improbabili (sempre in Italia, vi dice nulla?).

– riottenuto il mandato popolare vincendo le seconde elezioni, l’unica cosa ragionevole e possibile da fare era (come da secondo programma) limitare al minimo i danni imposti e temporeggiare, nella speranza che gli altri paesi avessero, in un secondo momento, fatto sponda contro l’austerità, questo alla luce dei 7 mesi di “battaglia”, senza aiuto alcuno, con le istituzioni europee.
Citando un articolo sull’accordo firmato (leggibile qui):
“molti punti cardine della battaglia di Tsipras sono rimasti fermi, come la tassazione delle fasce alte e degli armatori, il non scaricare sulle fasce basse, mantenere un modello interno di stato sociale (che è stato ripristinato da Syriza), il rifiuto alle richieste dei creditori che pretendevano, come prima prerogativa, tagli sRa17DXd.jpegorizzontali e indiscriminati di salari e pensioni, facilità nei licenziamenti e aumento generale dell’IVA, rifiutando il piano di lotta all’evasione fiscale e, non ultimo, il taglio dei finanziamenti agli armamenti (ricordo che tutte le richieste fatte dalla Troika ai precedenti governi, greci e non, sono state tutte accettate in maniera incondizionata).”

– per quanto riguarda l’uscita da UE, Euro e Nato, in molti continuano sostenere che tali opzioni non furono prese in considerazione come atto di viltà. A parte che tale “piano B” era stato preso in considerazione, come su stessa ammissione di Varoufakis; sostenendo questo, non si considerano vari fattori oggettivi.
Per quanto riguarda il lato economico, un’uscita della Grecia da Euro e UE non risolverebbe il problema del debito, dato che in maggior parte si tratta di  debito estero. Un cambio di moneta non ne scongiurerebbe il pagamento, che andrebbe poi affrontato con una nuova moneta estremamente debole e inflazionata. Quindi un danno doppio.
Mentre, l’opzione del “non pagare proprio”, denota una scarsa considerazione della realtà dei fatti; la Grecia non aveva e non avrà mai il peso politico, economico e militare per un tale atto di forza contro le istituzioni del capitale mondiale.
Per non parlare dell’uscita dalla NATO (cosa per cui concettualmente siamo d’accordo), impossibile per un piccolo Stato che prende una tale decisione in maniera singola, senza l’accordo o il supporto di altri paesi interni alla stessa, oppure, senza l’alleanza di un altro paese come Cina o Russia, che abbia una forza tale da scongiurarne l’inevitabile golpe che ne conseguirebbe. Ci si dimentica sempre che la Grecia, in quei momenti convulsi, era sotto un altissimo rischio golpe, come più volte esternazioni di politici dell’opposizione lasciavano intendere.
Parliamo di un paese che quarant’anni fa subì un golpe in chiave anticomunista supportato dall’occidente.
Critiche, quindi, assolutamente slegate da una visione responsabile e pragmatica dei problemi.

– la svendita del patrimonio greco che si addebita a Tsipras, era iniziata molto prima del governo di Syriza, e le concessioni che purtroppo sono andate alla Germania erano parte dell’accordo imposto, quello che per 7 mesi hanno tentato di respingere.
Inoltre, alcune delle concessioni (non vendite, ripetiamo, ma concessioni) sono state siglate in vista di una più ampia apertura della Grecia ad un assetto internazionale che mancava totalmente, come l’accordo con la Cina per rendere il porto di Atene un punto nevralgico della Nuova Via della Seta, con un ritorno sia di capitali che d’importanza per l’attuale paese ellenico.
Per chi attacca le concessioni spacciandole per svendite, ricordo che l’attuale Ministro Salvini ha fatto un’operazione ben peggiore con il Porto di Trieste “svendendolo” (riutilizzando il termine mediatico) all’amico Orban, agli ungheresi. Tra Cina con la Via della Seta e Ungheria… fate voi chi ha avuto un minimo di lungimiranza.

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Con questi brevi (e non esaustivi) punti, si è voluta dare una parziale risposta all’attacco che quel governo, incarnato nella figura di Alexis Tsipras, ha subito da tutte le parti, ottenendo ora una sconfitta elettorale assolutamente dignitosa, al 31,6% di consensi.
Guardando alle critiche sulla sconfitta, ci fanno sorridere (per non piangere) le lezioni di alcune parti della sinistra italiana che giudica dall’alto del suo zero virgola percentuale e, a dir poco vergognose, le parole di alcune parti politiche come il PD, che ORA danno segno di solidarietà a Syiriza, come il post di Gentiloni al riguardo; quando c’era veramente bisogno di supporto europeo, forti del vostro 40%, dov’eravate?? Chiaramente, allineati ai dettami del sistema…

Una cosa è obiettivamente certa, Syriza lascia una Grecia migliore, e non di poco, rispetto a quella ereditata da Nea Demokratia e Pasok, partiti che in tutto e per tutto assecondarono le imposizioni liberiste della Banca Centrale e del Fondo Monetario, senza nemmeno tentare azioni di contrasto.
Soli e con un margine d’azione ridottissimo, la risposta di Syriza alla gravissima situazione è stata sempre attenta al risvolto sociale e alle vere vittime della crisi in atto.
Ora Nea Demokratia è di nuovo al potere. Calcolando la collusione con le cause scatenanti del 2008 e la pregressa gestione d’austerità, rivolta tutta al ceto basso, pensate che con il nuovo mandato ci sarà un’attenzione per le istanze sociali?
La risposta la conosciamo tutti…

Quanto a noi, siamo troppo abituati a criticare in maniera teorica chi accetta il difficile ruolo della pratica applicata. Varie cose potevano essere fatte in maniera differente, certo, ma possibili solo con l’aiuto esterno, quando da tale parte, arrivò solo una dose di critica e indifferenza.

Perciò, siamo proprio sicuri che a perdere, ora, sia il governante uscente?

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Marcello Colasanti

LETTURE CONSIGLIATE:

Reportage d’Atene: la Grecia e la “crisi”, viste da vicino…
Articoli del sito sulla Crisi Greca
OXI: Il “NO” ha vinto. I retroscena di una lotta impari.
Accordo Grecia-Unione Europea. I dettagli di un colpo di stato.
Intervista a Varoufakis: l’arrogante clima delle trattative europee…
Accordo Grecia-UE: la tattica temporeggiatrice di Tsipras
Dimissioni di Tsipras e la malattia incurabile della sinistra: Settarimo e Frammentazione.
Articoli di Daniela Sansone:
Su “Alga News”
Su “Sinistra in Europa”

Dichiarazione di Alexis Tsipras

“I cittadini hanno fatto la loro scelta, la volontà popolare sarà rispettata, qualche tempo fa ho parlato con il signor Mitsotakis per congratularsi con lui per la sua vittoria elettorale: la rotazione del governo non è un paradosso né uno sviluppo innaturale in Democrazia. direi che è l’essenza della democrazia, quindi rispetterò la decisione della gente, e in nessun caso ripeterò ciò che ha fatto il mio predecessore. Domani, riceverò il signor Mitsotakis al Maximos Mansion per consegnargli il ufficio del Primo Ministro, come corrisponde in una democrazia.
Voglio ringraziare dal profondo del cuore tutti i membri e tutti gli amici di SYRIZA che hanno combattuto una lotta molto difficile, in condizioni estremamente dure come, per la prima volta nel nostro paese, abbiamo avuto le elezioni nazionali dopo il ballottaggio europeo. Le stime per la vittoria dei nostri avversari sono state così intense che hanno reso la nostra lotta ancora più difficile, ma allo stesso tempo così coraggiosa per tutti noi che abbiamo combattuto con convinzione e determinazione.
Auguro e spero che il ritorno di Nea Dimokratia nel governo di questo paese non diventi un’opportunità di vendetta e vendetta, soprattutto, contro un’importante conquista sociale della maggioranza sociale dei lavoratori. In ogni caso, SYRIZA, come l’opposizione maggiore, sarà presente e sarà potente combattendo e assicurando che ciò non accada.
Quattro anni e mezzo fa ci siamo assunti la responsabilità del governo, in un momento cruciale per il nostro paese. Con l’ignoranza della paura, forse, ma con grande fiducia nel potere del nostro popolo. Abbiamo combattuto e abbiamo raggiunto molto, sempre a testa alta e oggi, ancora una volta, riconosciamo la volontà popolare. A testa alta, poiché sappiamo che il paese che consegniamo al nuovo governo non ha nulla a che fare con il paese che abbiamo ricevuto.
Quattro anni e mezzo fa, abbiamo preso il controllo di un paese alla mercé della bancarotta, con tutti i fondi pubblici svuotati, con il 28% di disoccupazione e con una grande parte della popolazione in condizioni di estrema povertà e crisi. Oggi consegniamo un paese che è di nuovo libero, con 37 miliardi di euro come surplus nei fondi pubblici, con tassi di crescita positivi, i più bassi tassi di interesse in assoluto per il credito e con uno status ripristinato e la credibilità del nostro paese a livello internazionale.
Per portare il paese a questo punto, abbiamo preso decisioni difficili e abbiamo assunto un pesante costo politico, che paghiamo oggi, dal momento che la vittoria elettorale di Nea Dimokratia è chiara. Tuttavia, il risultato elettorale non è affatto una sconfitta strategica per SYRIZA, come molti hanno cercato e per cui hanno combattuto. In cima, lavoreremo sodo e con determinazione affinché questa sconfitta elettorale sia temporanea.
Quattro anni e mezzo fa, SYRIZA, essendo stato un partito di contestazione del 4%, ha assunto le responsabilità governative nel momento più difficile dopo il ripristino della democrazia nel nostro paese. Siamo pienamente consapevoli che nel 2015 abbiamo ricevuto un mandato, come prestito, dai cittadini democratici e progressisti del nostro paese, che ci hanno dato il 35% e ci hanno portato al governo, al fine di porre fine alla catastrofe dell’austerità e dei memorandum.
Credo che abbiamo ripagato questo prestito, questo mandato, nonostante i nostri errori e omissioni, perché abbiamo raggiunto il nostro obiettivo principale, portare il nostro paese fuori dal regime di monitoraggio. Tuttavia, devo ammettere che, quasi completamente dedicato a questo grande e compito difficile, dedicato ai nostri doveri governativi e alle grandi difficoltà che abbiamo dovuto affrontare, non ci siamo riusciti nello stesso tempo a cambiare e rafforzare il nostro partito. Per rendere le centinaia di migliaia di cittadini che si sono fidati di noi con il loro voto a compagni e partecipanti ai nostri sforzi. E forse, questa è una delle ragioni principali del risultato elettorale di oggi.
Oggi gran parte di questi cittadini, in modo più consapevole questa volta, ha riposto la sua fiducia in noi dandoci un’alta percentuale di quasi il 32%, che è solo il 4% inferiore al nostro trionfo elettorale del 2015. Questo, ci pone come la grande forza democratica e progressista nel nostro paese.
Questa volta però, il risultato non è un prestito, ma un ordine per la nostra trasformazione con rapidi passi da un partito che ha un’enorme incoerenza tra i suoi membri e i suoi elettori, a un grande partito con un movimento moderno, massiccio, di sinistra, progressista e profonde radici e forti legami con i lavoratori e la società. Nel prossimo periodo, dalla posizione dell’opposizione principale, creeremo questi legami.
Userò tutte le mie forze affinché SYRIZA e la Progressive Alliance si trasformino in un grande partito democratico progressista con responsabilità per il presente e il futuro di questo paese. Voglio assicurare al popolo greco che, dalla posizione dell’opposizione principale che il popolo ha deciso, saremo presenti, per proteggere gli interessi dei lavoratori.
Saremo un’opposizione responsabile e dinamica che protegga le grandi conquiste della nostra gente durante quegli anni di risentimento. Proteggiamo i diritti e la voce dei vulnerabili, proteggeremo i nostri valori. E, allo stesso tempo, ci prepareremo affinché, più maturo, con più esperienza e forza, torneremo al governo quando arriverà il momento.
Un ciclo grande e difficile si chiude oggi per noi, per me, per SYRIZA. Valuteremo collettivamente e con calma i successi e gli errori che abbiamo commesso. E non negheremo, io come sempre, non rinnegherò personalmente le responsabilità che mi corrispondono. Tuttavia, lo faremo non per continuare a guardare al passato ma per guardare avanti al giorno successivo. E con le necessarie rotture cammineremo con maggiore forza.
Nella mia vita e nel mio percorso politico, ho imparato a combattere e a lottare. Chi non combatte, non commette errori. Chi combatte, sa come vincere e come perdere. Ancora più importante, però, chiunque combatte impara come ci si alza e continua a lottare dopo essere caduto. Questo è ciò che farò, questo è ciò che faremo e domani saremo qui, più esperti e più forti, per continuare questa bellissima lotta.
Vi ringrazio profondamente. “

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