Pubblicato il 31 Agosto 2015
La decisione di Alexis Tsipras di andare a elezioni anticipate, trova le critiche e l’incomprensibilità da parte di molte persone, similmente alla precedente di indire un referendum. Ho volutamente aspettato a scrivere un articolo per osservare le reazioni scaturite…
Dopo l’accordo preso con l’Europa (meglio, con la Germania), una parte di Syriza si è trovata in disaccordo con l’operato del premier Tsipras creando una scissione interna, portando sotto la maggioranza il numero di parlamentari in appoggio al governo. Piuttosto che creare un governo di larghe intese, cercando l’appoggio di partiti centristi e di destra (quello che la Troika e la Germania ha sempre cercato di ottenere), e così, eludere il mandato popolare, il premier ha indetto nuove elezioni.
Lo sgomento, le accuse di irresponsabilità, lo stupore, dimostrano quel che accadde anche alla vigilia del referendum di Giugno, la totale disabitudine dei cittadini (che sono anche elettori) alla democrazia e la totale ignoranza in merito alle sue regole.
Un premier che si ritrova con un’effettiva minoranza per una scissione da parte di alcuni parlamentari (gli stessi che erano stati presentati agli elettori e votati) e con l’appoggio venuto meno di quest’ultimi, il continuare con la formazione di un governo con forze differenti non onorerebbe la scelta del popolo. Questa non è nient’altro che coerenza e rispetto degli elettori e delle regole democratiche. Coerenza e onestà, calcolando che la mira di tutti gli altri sedicenti politici è mantenere il più possibile il “potere”, o semplicemente “la poltrona”, senza la minima presa di responsabilità verso il paese e i cittadini.
E l’Italia, in ciò, è maestra… Ricorderemo nel 2010 la compravendita di parlamentari da parte di Silvio Berlusconi, pur di mantenere in vita un governo all’effettivo caduto; la provocata caduta del governo Prodi del 2008, avvenuta sempre per mezzo di una compravendita di senatori da parte dell’immancabile Berlusconi, in questo caso un vero e proprio colpo di stato per via economica (con processo in corso).
La scelta di Alexis Tsipras è sicuramente anche tattica, non lo neghiamo, si punta ad avere un mandato più forte e un partito ripulito da correnti contrastanti. Ma la peculiarità degli ultimi avvenimenti ripropone, lo stesso da secoli, il problema dei movimenti progressisti, riformisti e rivoluzionari, vera e propria malattia che sembra incurabile: il settarismo e la frammentazione.
Per la prima volta in Europa, un partito di sinistra “radicale” (anche se preferisco il semplice termine “sinistra”) ottiene la maggioranza parlamentare e prende le redini di un paese dell’Unione Europea. Ora più che mai, a livello nazionale greco ma soprattutto europeo, l’occasione e la necessità per l’unità, la solidarietà e la lotta per evitare il fallimento di questo esperimento riuscito (l’unione delle varie anime della sinistra, dai socialdemocratici ai maoisti), doveva essere l’obiettivo principale e il canale di tutti gli sforzi politici delle realtà della sinistra, sia per aprire questa famosa breccia all’interno del neoliberismo europeo, sia come senso di responsabilità nei confronti degli elettori e del popolo greco.
Sapevamo che in tutti i modi le forze reazionarie neoliberiste avrebbero intralciato questo cammino, perchè una visione sociale e di sinistra in questa Unione non è contemplata, così lo strangolamento lento della Grecia è iniziato fin da Gennaio, portando alla mancanza totale di liquidità in Luglio e sapevamo che sconti non sarebbero arrivati anche se tagli di debito venivano richiesti perfino dal Fondo Monetario Internazionale; purtroppo il governo Tsipras non è il governo ucraino di Poroshenko, che nonostante un colpo di stato e l’infiltrazione palese di nazisti nel suo governo e nell’esercito, ha ottenuto dall’Unione un taglio del debito pari al 20%.
Sapevamo che una delle tattiche da sempre utilizzate da un nemico forte, è quella di dividere la controparte, eppure, ci siamo caduti lo stesso…
La tattica non era nemmeno troppo velata; il portare forzatamente la Grecia ad accettare un memorandum con la prosecuzione delle riforme d’austerità è stato il principale obiettivo dei creditori per far apparire l’operato del governo di Syriza in contrasto con la sua campagna elettorale e, così facendo, fomentare e creare spaccature all’interno del partito e del governo stesso. Il governo Tsipras ha resistito oltre 6 mesi alle pressioni, è riuscita a mettere in discussione una visione forzata dell’economia e della politica, ha comunque (che dir si voglia) strappato un accordo migliore di tutti i precedenti e di quello che inizialmente era stato proposto, nonostante tutto ciò, invece di fare forza sulla solidarietà a questo governo e questo popolo, fin da Gennaio molte aree della sinistra europea si opponevano al governo di Syriza per vecchi risentimenti, stupide prese di posizione su determinati punti, proponendo ancora quel malsano estremismo che lo stesso Lenin definisce “malattia infantile del comunismo”.
Almeno in territorio greco speravamo che tali infantilità venissero comprese ed evitate, ma purtroppo ci sbagliavamo; anche li, il “divide et impera” ha avuto la meglio. Chi in questi momenti ha diviso il partito di Syriza, chi sostiene che la Troika ha vinto perchè il governo ha accettato il memorandum, non comprende che si, la Troika ha vinto, ma per l’aver di nuovo spaccato e sparpagliato la sinistra, anche in questa occasione, dove per la prima volta si era riusciti ad unire realtà lontane ma dalla base valoriale comune; questa è la vittoria del neoliberismo, non l’accordo… E questa vittoria, l’hanno consegnata loro…
Criticità vanno sollevate anche verso le parole dell’ex ministro delle finanze Varoufakis, nonostante molti meriti in questi sei mesi nessuno potrà mai negarglieli, uscendo da Syriza e proponendo l’ennesimo movimento antiausterità si contraddice ammettendo che un ritorno alla Dracma era stata pensata, ma all’effettivo, impossibile da attualizzare, sia per l’effettiva operatività, sia per la fortissima svalutazione e conseguente speculazione, ma non spiega come avrebbe risolto l’impasse; sostenere semplicemente il non accettare accordi, quando proprio lui conosceva perfettamente l’imminente tragedia umanitaria dovuta alla mancanza di liquidità a cui la BCE aveva costretto la Grecia per attualizzare il proprio ricatto, motivo per cui Tsipras è arrivato all’accordo; trovo poca onestà intellettuale nelle ultime parole e scelte di Varoufakis, facendo il gioco proprio di quelle persone che tanto ha combattuto (e gli rendiamo ancora oggi grazie) sostenendo la frammentazione della sinistra. Al trincerarsi in principi, come molti altri all’interno di Syiriza stanno facendo, risponde il filosofo Hegel:
“In mezzo alla pressione di grandi eventi un principio generale non è di nessun aiuto.”
Proprio l’aver accettato questo accordo è ulteriore motivazione per indire nuove elezioni; dato che le condizioni al momento della vittoria di Syriza erano totalmente differenti, c’è il bisogno di rivedere il programma di partito alla luce dei nuovi fatti. Questa è un ulteriore prova di onestà politica, teoricamente normale, praticamente nei politici odierni inesistente, con le parole del premier Tsipras:
“Ora questo ciclo difficile si conclude, a differenza del solito atteggiamento di molti che si sentono autorizzati a mantenere i posti, gli uffici, gli incarichi indipendentemente dalle condizioni e circostanze, sento profondo obbligo morale e politico di mettere al vostro giudizio tutto quello che ho fatto. Le cose giuste e gli errori. I successi e le omissioni.”
Il problema immenso che rimane è la frattura, continua, insanabile, all’interno della sinistra. Il chiudersi continuamente a riccio su differenze di vedute anche minime, creando una spirale continua di settarismi senza comprendere che la base valoriale, la lotta al sistema neoliberista, è un denominatore comune che DEVE mantenerci uniti, continuando e percorrendo quei piccoli passi che, seppur minimi, ci avvicinano ai nostri obiettivi; la vittoria di Syriza in Grecia, il referendum del “NO”, la lotta solitaria di Tsipras all’interno della Troika, un accordo migliore di quelli precedentemente firmati, gli aiuti e tutte le riforme sociali in Grecia, sono piccoli passi in avanti che innegabilmente sono positivi e vanno sostenuti, inutile e assurdo è osteggiarli “da sinistra” solo perchè piccoli passi; lo stesso Engels, scrivendo una famosa lettera a Filippo Turati, ne sottolinea l’importanza:
“queste fasi non sono che altrettante tappe conducenti alla prima grande meta”.
Il pensare forzatamente a una burrascosa e radicale rivoluzione, siamo onesti, è attualmente inattuabile, non ci sono ne i mezzi ne le condizioni dati gli squilibri di potere; la reazione porterebbe a uno scenario molto simile alla Grecia dei colonnelli o al Cile di Pinochet…
In vista di questa nuova tornata elettorale greca, cerchiamo di mettere da parte le nostre minime differenze per percorrere la strada comune di un’Europa dei popoli e sociale; al contrario, continuiamo a fare il gioco dei nostri rivali…
Colasanti Marcello
Il discordo di Alexis Tsipras dopo l’annuncio delle nuove elezioni:
Al popolo sovrano la prima e l’ultima parola
Greche e greci,
Negli ultimi mesi abbiamo passato tutti noi momenti difficili e drammatici.
La dura trattativa con i creditori è stata una grande prova per il governo e per il paese.
Le pressioni, i ricatti, gli ultimatum, l’asfissia di credito hanno portato ad una situazione senza precedenti.
Tutti l’ha abbiamo vissuta.
Ma tutti abbiamo vissuto la pazienza, la calma, la resistenza del nostro popolo.
La determinazione popolare che ha registrato il referendum.
La decisione di cambiare le cose, di cambiare il paese, di cambiare tutto ciò che ci ha portato alla crisi e la frammentazione sociale.
Cerchiamo di essere chiari:
Senza questa determinazione popolare i creditori o avrebbero imposto assolutamente la loro volontà o ci avrebbero portato al disastro.
Questa determinazione è stata presente in ogni fase dei negoziati.
Questa determinazione offriva forza alla nostra resistenza, alla nostra battaglia giorno per giorno, con le a volte assurde richieste e le minacce dei creditori.
Oggi questa difficile fase si conclude in modo permanente con la ratifica dell’accordo e l’erogazione della prima tranche di 23 miliardi di euro e il pagamento delle obbligazioni del paese sia all’estero che all’interno.
L’economia si respira. Il mercato sarà normalizzato. Le banche dovranno lentamente trovare il loro ritmo normale.
Non si tratta, naturalmente, della fine della difficile situazione che stiamo vivendo ormai da cinque anni.
Ma ho la convinzione che può essere dimostrata dal lavoro e dalla coerenza di tutti noi, l’inizio della fine di questa situazione difficile.
Il passo decisivo verso la normalizzazione del finanziamento della nostra economia.
Un principio che non è facile, ma che ci offre prospettive e opportunità.
Basta che la società resta in piedi e presente.
Calma ed esigente come tutto il periodo precedente.
Greche e greci,
Voglio essere assolutamente sincero con voi.
Non abbiamo avuto l’accordo che abbiamo voluto prima delle elezioni di gennaio.
Non abbiamo affrontato pero anche la reazione che avevamo aspettato.
In questa battaglia abbiamo fatto concessioni.
Ma abbiamo portato un accordo che date le circostanze prevalentemente negative in Europa e dato che abbiamo ereditato dal governo precedente l’assoluto aggancio del paese alle condizioni dei memorandum, era il migliore che si poteva avere.
Questo accordo siamo obbligati a rispettarlo, ma contemporaneamente di dare la battaglia per ridurre al minimo le conseguenze negative.
Nell’interesse dei molti.
Al fine di riconquistare al più presto la nostra sovranità di fronte ai creditori.
Senza accettare come verità infallibili le loro interpretazioni.
Senza accettare tagli orizzontali, le atrocità sui diritti del lavoro, il dissanguare sempre le più deboli forze sociali.
E abbiamo già dimostrato che sappiamo e possiamo lottare per raggiungere molte cose.
Ricordate solo quale era la posizione dei partner prima di questo accordo:
Una proroga di cinque mesi del programma precedente, piena applicazione degli impegni del governo precedente e dopo nuovi prerequisiti per il finanziamento del paese.
A questo momento e dopo il referendum abbiamo approvato un accordo triennale, con un finanziamento assicurato.
Ricordate anche che ci avevano chiesto, l’abolizione immediata delle pensioni EKAS, privatizzazione la rete di energia elettrica e della “piccola DEH – Enel”.
Queste cose non le abbiamo accettate e abbiamo vinto.
Avevano chiesto anche l’applicazione immediata della clausola per il deficit pari a zero per i fondi integrativi dei pensionati.
Nell’accordo vi è un riferimento esplicito alla ricerca di misure equivalenti e siamo pronti a dare questa battaglia.
Anche il ritorno dei rapporti di lavoro e l’impedendo dei licenziamenti collettivi nel settore privato, sono nel nostro obiettivo irremovibile e penso che raggiungeremo anche questo.
I licenziamenti nel settore pubblico sono ormai alle spalle e hanno tornato i guardiani delle scuole, le donne delle pulizie e il personale amministrativo nelle università.
Negli ospedali non c’è più il ticket dei 5 euro, mentre si fa strada la procedura per assumere 4.500 tra medici ed infermieri che sono assolutamente necessari attraverso un concorso pubblico ASEP.
Non dimentichiamo che abbiamo concordato a drammaticamente inferiori surplus primari da quelli del governo precedente, con il risultato il risanamento dei conti pubblici, cioè le misure necessarie, di essere inferiori di 20 miliardi di euro.
Inoltre, il nuovo accordo di finanziamento non è sottoposto al Diritto Inglese con caratteristiche coloniali che avevano accordato i governi greci nei accordi precedenti, ma si riferisce al Diritto Europeo ed Internazionale, mentre il nostro paese mantiene tutti i privilegi e le immunità che proteggono la proprietà pubblica.
Ed infine, per la prima volta con modo cosi esplicito ed inequivocabile, di determina la procedura per la riduzione del valore del debito greco, che è forse il nodo più importante per risolvere il problema greco.
Abbiamo guadagnato allora terreno significativo, senza che ciò significhi che abbiamo ottenuto quello che noi e la gente ci aspettavamo.
Greche e greci,
Ora che questo ciclo difficile si conclude.
E a differenza del solito atteggiamento di molti che considerano purtroppo che sono autorizzati a mantenere i posti, gli offici, gli incarichi indipendentemente dalle condizioni e circostanze sento profondo obbligo morale e politico di mettere al vostro giudizio tutto quello che ho fatto.
Le cose giuste e gli errori.
Gli successi e le omissioni.
Per questo ho deciso di recarmi presto al Presidente della Repubblica a presentare le mie dimissioni e le dimissioni del governo.
Il mandato popolare che ho preso il 25 gennaio ha esaurito i suoi limiti.
E ora deve prendere di nuovo la parola il popolo sovrano.
Voi, con il vostro voto deciderete se abbiamo rappresentato il paese con la determinazione e il coraggio che richiedevano i difficili negoziati con i creditori.
Voi, con il vostro voto, deciderete se l’accordo ottenuto offre le condizioni per superare l’attuale impasse, di recuperare l’economia, per entrare infine alla strada per lasciare indietro i memorandum e la crudeltà che loro comportano.
Voi, con il vostro voto, deciderete chi e come può portare la Grecia nella difficile ma alla fine promettente strada che si apre davanti a noi.
Chi e come potrà negoziare meglio la diminuzione del debito.
Chi e come potrà procedere con passo sicuro e costante alle necessarie, profonde e progressiste riforme che abbiamo bisogno.
È, infine, con il vostro voto, voi vi giudicherete tutti.
Tutti coloro che abbiamo dato la battaglia dentro e fuori il paese, per non trovare la Grecia al plotone di esecuzione.
E quelli che invocando la coerenza ideologica e proponendo pertanto l’opinione che la Grecia ha bisogno dei crediti, cioè memorandum, ma con la dracma, commettono l’estrema incoerenza di convertire in minoranza parlamentare la maggioranza che il nostro popolo ha dato per prima volta al paese, il governo di Sinistra.
Ma anche quelli del vecchio sistema politico e i centri d’intreccio, che per tutto questo tempo ci chiamavano e ci facevano pressioni, coordinati con i più duri centri dei creditori, di firmare qualsiasi cosa che ci mettevano davanti a noi.
Calunniando anche la nostra resistenza come fosse ostruzionismo.
Greche e greci,
mi lascio al vostro giudizio con la mia coscienza tranquilla.
Orgoglioso per la battaglia che io e il mio governo abbiamo dato.
Mi sforzai tutto questo tempo per attenersi a ciò che abbiamo promesso.
Abbiamo negoziato duramente e con persistenza per lungo tempo.
Abbiamo resistere alle pressioni e ai ricatti.
Siamo arrivato è vero in situazioni limite per il popolo e per l’economia.
Abbiamo fatto, tuttavia, il caso della Grecia una questione globale.
Abbiamo fatto la resistenza del nostro popolo bandiera e incentivo di lotta per gli altri popoli europei.
E l’Europa non è la stessa dopo questi difficili sei mesi.
L’idea che si possa finalmente mettere fine all’austerità guadagna terreno.
Le differenze tra le forze democratiche e progressiste europee sono sempre più sentire.
E noi, la Grecia, con prestigio e un raggio di azione molte volte più grande della nostra dimensione abbiamo giocato e giochiamo un ruolo di primo piano nei cambiamenti a venire.
Nel dibattito per il futuro dell’Europa la Grecia sarà in prima linea.
Ieri con una mia lettera ho chiesto dal presidente del Parlamento europeo che il Parlamento europeo acquisisce come istituzione con una legittimazione democratica diretta, un ruolo attivo nel programma di finanziamento greco.
La trasparenza, l’aperto dibattito democratico, il fatto democratico di rendere conto delle azioni di tutti, la valutazione dell’impatto che hanno, dovrà essere ormai parte integrante dell’applicazione del nostro accordo con i partner.
Greche e greci,
Per tutto questo il tempo, nonostante le condizioni dure e difficile del negoziato abbiamo ottenuto anche di lasciare dietro di noi un esempio diverso di governare.
Abbiamo legiferato il pagamento dei debito arretrati allo stato in cento rate, abbiamo preso le misure per la crisi umanitaria, abbiamo riaperto la televisione pubblica ERT, abbiamo presentato il disegno di legge per le frequenze radiotelevisive, abbiamo votato la legge per gli immigrati, abbiamo fatto un intervento decisivo per fermare me miniere d’oro a Skouries e fermare un crimine ambientale, e decine di altre misure e iniziative, che dimostrano questo nuovo modo di governare.
E dimostrano inoltre la nostra decisione di cambiare con coraggio e fiducia il paese, utilizzando il sostegno sociale in obiettivi di riforma.
Davanti a noi abbiamo ancora di dare molte battaglie difficili, questa volta all’interno del paese.
La battaglia contro gli interessi loschi ed intrecciati, contro la corruzione, è appena iniziata.
La battaglia per far pagare finalmente gli eterni vincitori, che nessuno fino ad oggi ha avuto il coraggio di toccare.
La battaglia per portare alla giustizia coloro che fino ad ora sono al di sopra della legge.
La lotta contro l’evasione fiscale, per un sistema fiscale giusto e stabile.
La battaglia delle battaglie per cambiare lo stato e farlo diventare ogni giorno più efficiente.
Più amichevole per il cittadino
Più ostile ai favori politici e clientelari, il favoritismo del partito che governa e la corruzione.
E tutte queste cose richiedono un mandato chiaro, un governo forte, stabile e senza un vacillante percorso.
E soprattutto richiedono di tener lo stesso passo con la società.
Con tutti coloro che vogliono cambiamenti con democrazia, riforme con segno progressista, trasparenza e giustizia.
Greche e greci,
Nonostante le difficoltà, rimango ottimista.
Credo che i giorni più belli non gli hanno ancora vissuti, intrappolati dentro la tanaglia del negoziato.
Chiederò il voto del popolo greco, per governare e per sventolare tutti gli aspetti del nostro programma di governo.
Più esperti, più preparati, più terra terra, ma sempre impegnati per l’obiettivo finale di una Grecia libera, democratica e socialmente giusta, saremo diritti in piedi e coerenti alle nuove condizioni e sfide.
Vi assicuro, che non mi consegnerà e non consegneremo lo scudo delle nostre idee e dei nostri valori.
In nessuno e di fronte a nessuna difficoltà.
E vi invito, tutti insieme, con calma e con decisione di combattere la difficile battaglia per rimettere la nostra patria ai suoi piedi.
Per tenere questi tempi difficili, la Grecia e la democrazia nelle nostre mani.
E di alzarla in alto.
Vi ringrazio….
Traduzione: A. Panagopoulos
Un pensiero riguardo “Dimissioni di Tsipras e la malattia incurabile della sinistra: Settarimo e Frammentazione.”