Articoli del 2022 · Attivismo · Città di Roma · Conflitto in Ucraina · Politica

In propaganda di guerra, l’affondo sulla Resistenza e l’ANPI. Con la provocazione della Brigata Ebraica sul 25 Aprile.

Pezzo per pezzo, negli ultimi 30 anni è stata smontata la memoria storica, sociale e politica del nostro paese.

I simboli di quel mondo, dei valori che lo rappresentavano, hanno subito uno svuotamento di significato con la trasformazione degli ideali fondanti, pur mantenendo gli stessi appellativi.

Gli esempi più evidenti, il 1 Maggio (sponsorizzato dall’ENI) e l’8 Marzo (ormai deradicato dalla componente di classe che l’ha generato).

L‘attacco alla memoria della Resistenza è stato (ed è) uno degli obiettivi principali, partendo dalle equiparazioni maldestre, la riabilitazione dei criminali del fronte opposto per creare l’illusione della “memoria condivisa“, gravissime esternazioni revisioniste da membri del governo (es. i partigiani in vacanza a Ventotene), ecc.

In questo contesto va inquadrato l’affondo di questi giorni all’ANPI, rea di aver (molto morbidamente, aggiungiamo) tentato di colmare il buco istituzionale sulla costruzione di un pacifismo realistico e ragionato (inteso come costruttivo), a differenza di chi fino a ieri si autodefiniva democratico e antifascista ma oggi si arrocca in una posizione autodistruttiva, antistorica, bellicista e servile nei confronti della NATO, dimostrando uno smarrimento completo nelle valutazioni geopolitiche dei due decenni scorsi (in alcuni casi inconsapevole, in altri colpevole).

L’ultimo pezzo di Gramellini, che è passato dalla negazione del problema al cantore romantico di un neo-nazismo “giusto“, segue questa linea.

Roberto Cenati dell’ANPI e Davide Romano,
direttore del Museo della Brigata ebraica di Milano.

Tra le provocazioni peggiori arriva il comunicato della Brigata ebraica, annunciando che il 25 Aprile sventolerà le bandiere della NATO e dell’Ucraina. Un mix perfetto d’ironia e tragedia.
(AGGIORNAMENTO: le bandiere NATO e ucraine sono state proposte dal direttore del Museo della Brigata ebraica di Milano Davide Romano. In un secondo intervento, ha fatto sapere che non porteranno le bandiere NATO dopo una confronto col presidente dell’ANPI di Milano Roberto Cenati, ma conferma quelle ucraine e l’intervento della rifugiata sul palco, aggiungendo: “Ad ogni modo, ciò non toglie valore alla proposta. In tempi migliori lo avremmo fatto e questo comunque rimane un problema. Francamente non riesco a capire perché durante il 25 aprile non si possa sfilare con le bandiere della NATO o degli Stati Uniti.”)

Ebrei che, per ovvi risentimenti passati con l’ANPI, sfileranno accanto alle bandiere del paese il cui governo ha costruito il proprio senso comune post-golpe (iniziato ben prima su finanziamento estero) riabilitando e innalzando ad eroi quelli che hanno contribuito all’Olocausto in terra ucraina, spesso come unici responsabili, con la quasi completa eliminazione della comunità ebraica. Le stime odierne lo quantificano in 1,6 milioni di morti (qui uno spunto).

L’immagine di Stepan Bandera è onnipresente nelle manifestazioni ucraine. Considerato eroe nazionale, il 1 Gennaio, giorno del suo compleanno, è Festa nazionale in Ucraina. Bandera, collaborazionista della Germania nazista, è direttamente responsabile di efferate torture, l’eliminazione di oltre 100.000 polacchi e dell’Olocausto ucraino, stimato intorno a 1,6 milioni di ebrei.

Parlando dell’oggi, i partiti neo-nazisti hanno ricoperto ruoli chiave nei governi ucraini attuali e nell’esercito, manovalanza principale del golpe di Maidan: il partito neo-nazista di Svoboda ricevette 3 ministeri, il vicepremierato e il Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa. Le migliaia di statue di Stepan Bandera sono parte integrante di tale riscrittura storica (per chi ancora ripete “sono partiti dell’1%“, questi soggetti addestrati dal Pentagono hanno ruoli chiave governativi, nella propaganda scolastica, tengono sotto scacco la Guardia Nazionale e l’Esercito ucraino).

Per quanto riguarda le bandiere della NATO, portare in piazza i vessilli dell’alleanza che ha minato la pace e l’autodeterminazione dei popoli più di ogni altro soggetto o paese negli ultimi 70 anni, in maniera incontrollata negli ultimi 30, non può che risultare un’affronto, sulla base di un filo-americanismo e filo-sionismo di fondo (fin dal 2005 si eseguono esercitazioni congiunte tra NATO – Israele – Ucraina). Per questione di tempo, evitiamo di elencare provocazioni, ingerenze, golpe, guerre con relativi disastri umanitari, morti, torturati e sfollati sotto bandiera atlantica.

Una delle tante manifestazioni pro-ucraina svolte in Europa nell’ultimo mese. In primo piano manifestante con la bandiera del neo-nazista Battaglione Azov, più avanti uno con quella della NATO.

Da parte della Comunità Ebraica questa non è la prima provocazione, ma un’utile occasione per riaccendere le tensioni sulla Liberazione e i risentimenti con l’ANPI: nel 2014, inizio della spaccatura più profonda tra le parti, venne costruito e cercato uno scontro che documentammo in diretta, sul pretesto delle bandiere palestinesi (articolo nel link).

Dati i presupposti, non è difficile prevedere accanto alle bandiere della Brigata Ebraica quelle rosso-nere dell’Esercito Insurrezionale Ucraino, oggi del Pravyj Sektor, nella piazza e nel giorno della celebrazione antifascista.

Membri del Pravyj Sektor (Settore destro), con la bandiera rosso-nera ispirata direttamente da quella dell’Esercito Insurrezionale Ucraino, collaborazionista nazista.

Sarebbe l’affronto e l’inquinamento più grave mai avvenuto al ricordo dei valori della Resistenza e dei Partigiani, che nonostante oggi faccia ribollire il sangue a molti, combattevano dallo stesso lato dei sovietici e i sovietici viceversa, in maggioranza condividendone gli ideali.

Non serve una sibilla per immaginare che questo 25 Aprile sarà incandescente.

Per queste motivazioni, la Festa di Liberazione che ci apprestiamo a commemorare è la più importante degli ultimi decenni.
Evitiamo di perdere anche il 25 Aprile, uno dei pochi simboli che ci è rimasto, rifiutando la riscrittura storica ormai dilagante, non accettando palesi provocazioni, respingendo il bellicismo di fondo colorato d’arcobaleno. É l’unico modo per rendere il dovuto rispetto alla lotta partigiana.

L’articolo sui fatti del 2014 citato:

FONTI:

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ARTICOLO SCRITTO PER “IL GIORNALE DEL RICCIO”,
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