Articoli del 2020 · Dal Mondo · Geopolitica · Unione Europea

L’esercito polacco invade “per sbaglio” la Rep. Ceca mentre addestra reparti paramilitari di partito.

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Una notizia d’estrema gravità, passata praticamente inosservata.

L’esercito polacco ha superato i confini nazionali, invadendo quelli della Repubblica Ceca, per esercitazioni militari.
Come dice il titolo de La Repubblica, “per sbaglio”.
La Polonia non ha inviato spiegazioni o scuse ufficiali; la Rep. Ceca tiene in stato di allerta l’esercito di confine.
In realtà, l’atteggiamento aggressivo, irrispettoso e invadente è la linea della politica polacca degli ultimi decenni, presieduta dal partito populista d’estrema destra “Diritto e Giustizia” (Prawo i Sprawiedliwość), con una direzione politica militaristica e filo-atlantica come membro NATO, che ha portato la Polonia a sviluppare tra le forze armate più grandi e moderne dell’Est Europa, con relativo aumento della spesa militare. Ma ancor più grave, l‘Esercito nazionale addestra reparti paramilitari inquadrati come ausiliari in via ufficiale, ma all’effettivo composti da giovani militanti di “Diritto e Giustizia”, che dispone di una vera e propria milizia di partito.

Questo, il costituire un reparto parallelo all’esercito regolare sotto le direttive di un partito, è una delle caratteristiche prerogative e significative della costituzione di uno stato fascista.

Questa nuova Schutzstaffel (SS) viene allevata in Polonia, il paese di Auschwitz e Treblinka, a ricordarci il lavoro di smantellamento e riscrittura della storia operata nell’est Europeo da parte delle forze liberiste, dalla caduta dell’URSS in poi, nei territori dell’Est.

Stessa sorte per Ungheria, paesi baltici, Ucraina; tutto sotto lo sguardo benaugurante dell’Unione Europea, in funzione antisocialista e antirussa.
Proprio sulla base di quest’ultima s’inserisce il più ampio quadro della presenza militare NATO nell’Est Europa, che provoca in maniera sempre più palese ed esagerata la controparte da ormai due decenni, con l’ampliamento della zona NATO fin sotto confine russo (contro l’accordo di non includere paesi ex Patto di Varsavia, stipulato ai tempi della caduta del muro), l’ampliamento del numero di basi, soldati dispiegati lungo un cordone che parte dall’Estonia fino alla Romania e, dulcis in fundo, il ritiro degli Stati Uniti dal trattato antimissili a medio raggio (altro atto estremamente grave e destabilizzante, spiegato poco e male dalla stampa occidentale).

Può farci capire la doppiezza del comportamento europeo sulla questione, non solo politica ma anche mediatica, proprio l’articolo originale de La Repubblica, dove in una notizia grave d’invasione (di questo si tratta) da parte di un paese d’estrema destra e che addestra una milizia paramilitare, il 60% dello scritto riporta la nenia anticomunista dei carri armati su Praga, che con il fatto in questione, non ha assonanza alcuna.

Come ben sappiamo, una politica basata su riarmo, provocazione, populismo, nazionalismo e distruzione della memoria storica, porta prepotentemente verso una direzione, quella dell’autoritarismo di destra, anticamera dei più grandi disastri bellici ed umani.

Con questo l’occidente sta, pericolosamente, giocando la sua partita ad Est.

Marcello Colasanti
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