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L’ombra nera degli stadi. L’infiltrazioni dell’estrema destra nelle tifoserie calcistiche.

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Da decenni siamo abituati alla massiccia politicizzazione delle tifoserie. Il fenomeno ha assunto determinati livelli da un periodo storico ben preciso e la situazione attuale, soprattutto della tifoseria romanista, sta mutando nuovamente per entrare in quella che possiamo definire la fase successiva.

Fino alla fine degli anni ’80, le tifoserie non avevano una connotazione politica netta, definita e schierata in connessione diretta con il concetto stesso del tifo in quanto tale. Fatta eccezione per qualche gruppo che costituisce un particolare nel fenomeno, le varie curve avevano più che altro una “tendenza” politica agganciata al discorso prettamente territoriale, alla collocazione di una determinata squadra in connessione al contesto sociale che quest’ultimo ne rappresenta; quartieri e città operaie e proletarie, quartieri bene e borghesi, situazioni miste, ecc. (va fatta eccezione solamente per la S.S. Lazio, dove le infiltrazioni fasciste non arrivavano dalla tifoseria e “dal basso”, ma direttamente da un organico in mano alla borghesia prima e dalle alte sfere del fascismo romano poi). Questo a differenza di altre nazioni, come per esempio la Spagna, dove lo stadio era una delle poche situazioni in cui si riusciva ad esporre il malcontento contro la dittatura franchista. Il fenomeno del tifoso “come ragione di vita”, l’ultrà, viene così incasellato nella ciclica ondata di moral panic, figura stereotipata del teppista generazionale mosso da motivazioni incomprensibili di violenza, nell’utilizzo da parte delle società liberali e borghesi di gruppi umani/capro espiatorio che perturbano l’ordine morale e accrescono l’ansia sociale, in un voluto e ponderato rifiuto di comprensione del fenomeno. Su questo tema, ampio e profondo, rimandiamo agli scritti del sociologo Valerio Marchi.

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Il gruppo dei “Fedayn” romanisti, del quartiere popolare del Quadraro

Gli inizi degli anni ’90 segnarono un periodo di svolta e di smarrimento per i vari tumulti politico-sociali, sia internazionali che nazionali, accelerando quel processo avviatosi nello scorso secolo che porterà alla condizione di post-modernismo attuale con la caduta delle metanarrazioni che, nel bene o nel male, avevano sempre spinto le generazioni giovanili verso una revisione, o sovversione, della società. Non è questo un articolo sulla situazione filosofico-politica, ma per chi non ne comprende i termini sarà utile questa piccola descrizione sul post-modernismo dell’attivista Tony Cliff“La teoria del rifiutare le teorie”, oppure del sociologo David Harvey:

“Il Post-modernismo sguazza, si immerge, nelle frammentate e caotiche correnti del cambiamento come se non esistesse che cambiamento”.

Partendo da questo brevissimo presupposto, molto più complesso del tutto ma necessario, si colloca l’azione dell’estrema destra all’interno degli stadi.

In questo momento di smarrimento e facendo leva su di una situazione, quella dei tifosi abituali, culturalmente e socialmente degradata (con le dovute e sacrosante eccezioni, purtroppo tali), iniziò una massiccia infiltrazione all’interno delle curve per poi passare direttamente ai vari gruppi, che affiancava all’attaccamento alla maglia una condotta politica, seppur limitata allo slogan e priva di qualsiasi base concreta. Si fece un largo proselitismo che si trasformò, politicamente, in militanti e voti. Ricorderemo tutti la forte presenza nelle curve anni ’90 di svastiche e croci celtiche. 

 

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Bandiere con croci celtiche, svastiche e saluti romani nella curva nord laziale.
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L’ex Sindaco di Roma, Gianni Alemanno

Oggi, che dir si voglia, il fenomeno è cresciuto in maniera sostanziale e possiamo con certezza attribuire l’inazione, con alcuni casi più eclatanti di diretta connivenza, delle stesse istituzioni, coloro che sulla carta avrebbero dovuto contrapporre un argine; pensiamo a tutto il ventennale berlusconiano, dall’inattività dell’esecutivo sotto il Ministero degli interni e delle forze dell’ordine, collusi molto spesso con determinati ambienti estremisti, fino, parlando dell’ambiente romano, alla precedente
amministrazione comunale di Gianni Alemanno, figlio di quel tipo di politica, a cui ha dovuto rendere il suo debito.

 

Non è casuale l’ambiente di provenienza di Daniele De Santis, conosciuto dai più per

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Daniele De Santis

l’assassinio di Ciro Esposito, (mediaticamente proposto come omicidio da tifo calcistico, ma che rivela in realtà ben altri risvolti, solamente per la sua presenza in quel contesto) ma già famigerato da chi frequenta attivamente la scena politica romana; frequentatore abituale degli ambienti fascisti di “Via Ottaviano”, candidato alle elezioni comunali sotto Alemanno con la lista d’estrema destra “Il Trifoglio” e custode dei campi sportivi vicino Tor di Quinto, occupati da anni proprio dalla sopracitata, fino ad arrivare al famoso derby del 2004, dove anche lui scese in campo per bloccare il famigerato “derby del bambino morto”. Insomma, un individuo conosciuto sia nell’ambiente politico che dalle autorità e che poteva essere fermato prima.

Gli ambienti dell’estremismo di destra e neofascista, soprattutto nella capitale, sono da

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Massimo Carminati

sempre coinvolti attivamente nelle attività illecite, spesso come attori principali, in altri utilizzati dai gruppi criminali e mafiosi; parliamo del traffico d’armi, di stupefacenti, estorsioni, intimidazioni, che connettono a doppio filo mondo criminale e politica; dove non arriva il metodo politico, arriva quello illegale e viceversa. Non bisogna andare a scavare in tempi troppo remoti, come le varie stragi di Stato della strategia della tensione degli anni ’60-’70 o le collusioni con la banda della Magliana, solo come esempi; basti pensare allo scandalo della giunta Alemanno con Mafia Capitale e l’arresto di Massimo Carminati, criminale e grande fascista. Tutto ciò, si connette prepotentemente alla scena calcistica.

Se prima c’era la connessione calcio-politica, in cui il calcio e il tifo rappresentavano la “maschera”, il “cavallo di Troia”, in cui tifosi facevano politica per politicizzare un ambiente; oggi siamo nella fase successiva, in cui soggetti provenienti da associazioni e partiti politici, molto spesso anche scollegati dal mondo della tifoseria, si appropriano di uno spazio dalla risonanza nazionale elevatissima (quella degli stadi) per mandare un messaggio politico dall’inizio alla fine.
Parliamo sempre di soggetti appartenenti a questo “fascio-crimine” organizzato che nella maggior parte dei casi rende ostaggio le stesse società calcistiche, costrette a pagare somme considerevoli per non subire squalifiche derivanti da un loro comportamento scorretto; non ultimi i tifosi e appassionati di calcio puri, che vedono il loro spazio oltraggiato.

Protagonista, soprattutto romano, di questi eventi è il partito neofascista di Casa Pound, che ha allargato prepotentemente la sua presenza all’interno della curva romanista. Negli ultimi anni abbiamo visto l’espansione considerevole, almeno territoriale, di questo partito (oggi vicino anche a Matteo Salvini, il nuovo mediaticamente forzato leader della destra, malgrado le distanti vedute nazionaliste e separatiste dei due soggetti) che nonostante la sua incostituzionalità per apologia del fascismo, i continui atti di squadrismo nei confronti di avversari politici, le minacce fisiche e di stupro che i suoi membri hanno più volte effettuato su studenti universitari avversi al loro Blocco studentesco, allarga la sua rete.

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Manifestazione di “Casa Pound”

La soluzione sarebbe il non ignorare quel che sta accadendo, non parlare continuamente di “violenza negli stadi” o “nelle tifoserie” se questo non viene inquadrato, come in realtà è, in un frame politico e strutturato in organizzazioni politico-criminali. Gravissimo è l’atteggiamento mediatico che tende a minimizzare il fenomeno, scollegandolo dalla politicizzazione in atto e relegandolo, tornando al concetto espresso in apertura, a questione da teppista generazionale e dalla violenza immotivata.

Purtroppo è difficile pensare a un intervento istituzionale, calcolando che la giunta comunale precedente, addirittura, regalò 11.800.000 euro ricavati dalle casse comunali per l’acquisto della sede di Casa Pound, soldi pubblici per l’acquisto di uno stabile intestato a un partito politico anticostituzionale.

 

 

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Aggiungiamo questo articolo de “L’Espresso” che tratta proprio il tema della connessione calcio-estrema destra-criminalità CLICCA QUI PER LEGGERE

LINK ESTERNI:

La denuncia del Pd: 11 milioni di euro per acquistare la sede di Casapound
Roma, la denuncia del Pd: “Alemanno compra CasaPound”
Bufera sul bilancio: 11 milioni per il palazzo di Casapound

 

 

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