Articoli del 2022 · Conflitto in Ucraina · Dal Mondo · Geopolitica · Russia

La resa del Battaglione Azov e delle forze ucraine nell’Azovstal.

La resa del Battaglione Azov all’interno dell’Azovstal, iniziata al mattino con una prima delegazione di 10 persone, è proseguita fino alla consegna di 300 militari.

Sapevamo perfettamente, da ben 8 anni, chi fossero e a cosa dovevano il loro essere famigerati, partendo proprio da quel Giorno della Vittoria del 2014 (vietato in Ucraina da Maidan in poi), in cui tra le decine di morti iniziava il potere e terrore incontrastato di un gruppo neonazista su Mariupol, città del Donbass da mantenere a suon di torture e stupri sotto la nuova “democratica ed europea” Kiev.

Sapevamo tutto, perché oltre ad avercelo raccontato i malcapitati passati per le camere di tortura, i giornalisti che hanno sapientemente documentato, le donne condannate a vivere dopo forzati giorni passati in loro “compagnia“; gli stessi comportamenti sono proseguiti in questa fase allargata del conflitto.

Le voci, unanimi e continue, degli intervistati e dei reporter a Mariupol ci hanno documentato la sciente distruzione della città da parte del Battaglione Azov per lasciare macerie alla DPR, le postazioni di tiro nei palazzi residenziali, gli abitanti usati come scudi umani, le case volutamente incendiate con idrocarburi, i civili che tentavano l’uscita dagli scantinati immediatamente fatti bersaglio e uccisi, i centinaia di morti civili intorno all’acciaieria Ilyicha uccisi dai cecchini, i quartieri intorno all’Azovstal volutamente rasi al suolo e obiettivo continuo di bombardamenti nonostante all’interno ci fossero civili, la negazione continua di corridoi umanitari malgrado fossero attivi. Fino alle ultime settimane, con l’utilizzo di centinaia di civili (ancora…) usati come scudo umano bloccandoli nei sotterranei dell’acciaieria (come dichiarato proprio da una di loro a Der Spiegel, intervista prontamente cancellata), con una delle mogli dei “valorosi” combattenti che candidamente dice, nel teatrino di Porta a Porta, che “senza i civili sarebbero già morti“, ammettendone la funzione di scudo e non di protetti.

Intervista per Reuters pubblicata dalla rivista tedesca Der Spiegel ad un ostaggio civile dell’acciaieria Azovstal, l’operaia Natalia Usmanova, che si era rifugiata con il marito ed i figli nell’acciaieria a fine Febbraio.
I corridoi umanitari per i civili aperti e comunicati via radio dall’esercito russo sono stati ignorati dalle forze ucraine e dal Battaglione Azov, impedendo alle persone di utilizzarli inizialmente con l’inganno, riferendo che non sarebbero stati al sicuro, in secondo luogo con l’impedimento fisico all’uscita.
Il video è stato successivamente cancellato dalla testata settimanale tedesca.

E’ tutto, tutto documentato. Non solo oggi, ma da 8 anni.

E ‘sta roba qua è considerata eroica in Ucraina, non da oggi, sempre da 8 anni. Zelensky l’ha ribadito, “gli eroi servono vivi“.

Proprio perché sapevamo, la ripulitura ed esaltazione di un gruppo criminale è un’altra pagina vergognosa della nostra informazione, che l’ha resi, da un giorno all’altro, “eroi“, “valorosi“, addirittura “partigiani“.

Da Febbraio, il Battaglione Azov e tutte le formazioni neo-naziste sanno perfettamente che non c’è mediazione per loro, se non la strada che li porta al tribunale per crimini contro l’umanità e di guerra.

Ora gli “orchi” che li hanno catturati non gli hanno riservato spari alle ginocchia, com’è consuetudine dall’altra parte. La maggior parte è già nell’ospedale di Novoazovsk e riceve cure mediche. Il “Valhalla” che continuamente esaltavano in scritte e farneticazioni, alla fine non gli è sembrata una destinazione così onorifica.

Il Battaglione Azov non è l’unico branco di mostri divenuto classe dirigente da Maidan in poi, ma almeno il “Sole nero” è, per oggi, tramontato.

La notizia riportata da Redovka, uno dei siti d’informazione attualmente bloccati in occidente ma che documenta la situazione tattica del fronte nella maniera più esaustiva e sintetica (noi dobbiamo accontentarci dei factchecker alla Mentana, che bloccano i post sulla base del “l’ho detto io“):

“L’argomento chiave della giornata di oggi è stato il ritiro dei militanti da Azovstal. Al mattino, ci sono state segnalazioni che un gruppo di dieci persone con bandiere bianche era uscito per organizzare un processo di negoziazione con il gruppo di contatto russo. Dopo i colloqui, i militanti hanno iniziato i preparativi per il trasferimento dei combattenti feriti. Ma alla sera è divenuto chiaro che il gruppo di resistenza, isolato dalla composizione principale, abbia deciso di deporre le armi e salvarsi la vita. È stato riferito che circa 300 persone sono state consegnate. Ora i militanti feriti sono nell’ospedale di Novoazovsk. Il comandante dell'”Azov” ha pubblicato un video in cui ha di fatto ammesso la resa dei combattenti della sua unità.”

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