Articoli del 2022 · Dal Mondo · Geopolitica

La vittoria di Lula: la chiusura di un ciclo ventennale in un mondo completamente diverso.

La vittoria di Lula conclude un arco di eventi storici per il Sud America iniziati nei primi anni del nuovo millennio. Quel periodo carico di speranza, denominato “Socialismo del XXI secolo“, aveva visto il tentativo a “sganciarsi” di tutti i paesi dell’area dalle catene dell’imperialismo statunitense, militare ed economico. Fu la stagione di Chavez, Mujica, Morales e lo stesso Lula, che porterà per la prima volta condizioni di vita umane alla fascia più numerosa del paese, quella dei poveri ed emarginati, garantendo le basi del vivere sociale e collettivo, come sanità e istruzione, invertendo la curva dello sfruttamento naturale del prezioso territorio brasiliano.

Purtroppo la reazione fu feroce, fatta di golpe su coordinamento CIA e denaro del Dipartimento di Stato statunitense: da qui la stagione dei vari Añez, Piñera, Macri, Guaidò e, per l’appunto, Bolsonaro.

Oggi l’inversione di rotta di tutto il continente è completa, a festeggiare la vittoria brasiliana troviamo i governi socialisti di Cuba, del Venezuela, del Nicaragua, della Bolivia, del Messico, del Perù, della Colombia, dell’Honduras, del Cile, dell’Argentina.

Il monito di 20 anni fa non deve essere dimenticato: il continente mantiene ancora una forte sudditanza nei confronti delle multinazionali americane e la maggior parte delle forze di polizia, dei giudici e degli eserciti rimangono feudi e baluardi del fascismo fedele al liberismo economico yankee, che ne è il finanziatore. Il Brasile stesso, come ci suggerisce il ballottaggio, rimane un paese fortemente spaccato a metà, in cui la propaganda dei media, completo appannaggio della destra filo-americana, muove e convince larghe masse, aiutati dal fenomeno religioso delle nuove chiese evangelicali, vera palestra di indottrinamento all’estremismo di destra (in Brasile è ormai previsto il sorpasso dei cristiani evangelicali rispetto ai cattolici, che vedono in Bolsonaro una sorta di “messia anticomunista”).

Oggi però, il mondo non è quello di 20 anni fa, dominato in maniera egemone da un unico attore geopolitico, gli Stati Uniti.
Il mondo multipolare a cui la Cina fa continuamente riferimento nei discorsi odierni è realtà, e l’occidente nella continua necessità di “isolare” il (costruito) nemico di turno, si trova isolata a sua volta, con noi europei ormai strangolati dai tentacoli di un’alleanza militare che garantisce solo ed esclusivamente sudditanza al padrone d’oltre atlantico.
Il mondo di oggi è quello della cooperazione paritetica tra paesi, inaugurata dal progetto della Belt and Road cinese; il Brasile di oggi è quello dei BRICS, ormai la componente più solida del mondo produttivo ed economico.
Il modello imperialista e neoliberista applicato dall’occidente trova applicazione solo se supportato dallo stato di guerra perenne e senza fine.

Tutto questo può darci nuovo slancio, mantenendo vigile l’attenzione e il supporto ai paesi, come il Brasile, che tenteranno la via della cooperazione e di una visione diversa del mondo, non obbligatoriamente liberista e dedita all’individualismo.
Gli attacchi mediatici non mancheranno, come accade tutt’ora con il Venezuela, da 70 anni contro Cuba e contro tutti i paesi non allineati al nostro modello.

Noi dall’Italia, che ben poco possiamo fare, sarebbe già qualcosa il non cadere nelle maglie della mediatizzazione e valutare in maniera alternativa notizie e concetti, anche quelli che più ci appaiono “in linea” con i nostri valori, che una volta inghiottiti e digeriti dalla narrazione occidentale, divengono pura propaganda.

Selezione fotografica del ballottaggio tenuto presso l’Ambasciata brasiliana a Piazza Navona, Roma:

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