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Un saluto al partigiano Manolis Glezos, che strappò la svastica dall’Acropoli.

Manolis Glezos, resistance fighter and iconic Leftist, dies at 98

Charles De Gaulle lo definì il primo resistente d’Europa.
La sua leggenda, nasce da quella prima azione di resistenza simbolica, quasi folle, che spingerà molti greci a prendere una decisione e a schierarsi.
Il 30 Maggio del 1941, in piena occupazione nazifascista, Manolis Glezos sale sull‘Acropoli di Atene insieme al compagno universitario Apostolos Santas, e ammaina la bandiera con la svastica, simbolo del Terzo Reich, per sostituirla con quella greca.

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Durante la Seconda Guerra Mondiale catturato tre volte, una prima dai nazisti tedeschi, la seconda dai fascisti italiani, la terza dai collaborazionisti greci.
Pesantemente torturato, si ammala di tubercolosi per le condizioni pietose.
Ma riesce, da questa ultima prigionia, a fuggire.

La fine del conflitto non segnerà la pace e la tranquillità per i tanti partigiani greci dell’ELAS, l’Esercito Popolare Greco di Liberazione; con lo spettro di un passaggio della Grecia al socialismo e al blocco orientale, Winston Churchill e gli Stati Uniti d’America appoggiarono un cruento intervento militare, che possiamo riassumere con le parole dell’ufficiale inglese W. Bydford Jones, descrivendo la mattanza del 3 Dicembre 1944, dove l’esercito britannico aprì il fuoco su una manifestazione pacifica indetta dai comunisti:
«Uomini, donne, bambini marciavano in file di otto o dieci; ogni terza o quarta di esse portava una bandiera alleata, una bandiera greca o uno striscione sul quale in belle lettere rosse stavano parole d’ordine simili a quelle che uomini e donne gridavano da entrambi i lati del corteo […]. L’età dei partecipanti alla dimostrazione variava dai 10-12 anni fino ai 60 e oltre […]. Mi colpì soprattutto un gran numero di ragazzi tra i 18 e i 30 anni. Non vi era nulla di ostile o di minaccioso nella manifestazione. […] Quel che successe dopo fu fantasticamente irreale come gli avvenimenti in un film. Il gruppo di polizia al di sopra di me svuotò i caricatori direttamente sulla moltitudine: uomini, donne, bambini, che ancora alcuni momenti prima ci avevano lanciato richiami, erano sfilati pieni di vita e di sfida, avevano riso, avevano sventolato le loro e le nostre bandiere, caddero a terra. Sangue colò dalle ferite alla testa e dai corpi sul selciato e sulle bandiere che essi portavano»
La guerra civile innescata durerà 3 anni e mezzo, portando con se, oltre ai caduti e alla miseria della Seconda Guerra Mondiale, altri 80.000 morti.

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Repressione rinnovata anche per Manolis Glezos, che arrestato dal governo di destra, viene condannato a morte nel 1948; il suo nome era sinonimo di eroe della Resistenza e per questo, la condanna commutata in ergastolo nel 1950.
Con scioperi della fame e due elezioni al parlamento greco, continua la sua lotta politica dal carcere per i ripetuti arresti, come nel 1958 con l’accusa di spionaggio (il pretesto durante la guerra fredda per arrestare le forze progressiste) o nel 1967 all’alba della Dittatura dei colonnelli.
In totale Glezos passerà tra carcere e confino 16 anni della sua vita.

Dopo la caduta della dittatura nel 1974, continua la sua attività militante; è di nuovo Parlamentare negli anni ottanta per il Pasok, Presidente del consiglio comunale a Nasso dove sperimenta una forma di Assemblea Popolare, fino alla storia più recente con Syriza, in cui viene eletto nel 2014 a Parlamentare Europeo, a ben 92 anni, per poi dimettersi rassegnando le dimissioni.

Il 30 Marzo, Manolis Glezos ci ha lasciato, all’età di 97 anni.
Un’età incredibile se pensiamo alla sua vita, fatta di carcere, tortura e confino, come esposto in queste poche e insufficienti righe.

Nella sua vita non troviamo una linea di demarcazione tra il Manolis giovane o vecchio. La stessa forza del ragazzo di 19 anni, che strappò la bandiera con la svastica sull’Acropoli, era attiva nelle manifestazioni in piazza contro la Troika dal 2008 al 2015, all’età di 90 anni.

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Durante le proteste di piazza contro l’austerità imposta dalla Troika.

Pronto, a difesa di quel concetto di patria inscindibile dai valori di giustizia sociale e libertà, messi in discussione e in pericolo prima dagli italiani e tedeschi nazifascisti, poi dall’imperialismo americano, fino alla finanza predatoria della nuova Germania e del liberismo europeo.

Millenni di Storia, troppo spesso dura e tremenda, hanno formato la coscienza resistente del popolo greco. Pochi, come il partigiano Manolis Glezos, hanno saputo racchiudere in se stessi questa coscienza, rendendo viva la massima brechtiana:
Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili.

Che la terra ti sia lieve, compagno Manolis.

Marcello

“Perché continuo? Perché lo faccio quando ho 92 anni e due mesi?
Potrei, dopotutto, stare seduto sul divano in pantofole. Allora perché lo faccio?
Tu pensi che l’uomo seduto di fronte a te sia Manolis ma ti sbagli, io non sono lui e non sono lui perché non ho dimenticato che ogni volta che qualcuno stava per essere giustiziato [durante la seconda guerra mondiale], dicevano:
‘Non dimenticarmi. Quando dici buongiorno, pensa a me. Quando alzi un bicchiere, pronuncia il mio nome’.
Ed è quello che sto facendo mentre parlo con te o faccio qualsiasi altra cosa.
L’uomo che vedi davanti a te è tutta quella gente. E tutto ciò lo faccio per non dimenticarli”.

Manolis Glezos

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