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Lione e la resistenza alle infiltrazioni fasciste nei Gilets Jaunes. Ma per quanto?

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Durante la decima settimana di proteste dei Gilets Jaunes, abbiamo affrontato con un articolo i possibili scenari futuri del movimento. Tra i vari, l’infiltrazione di settori dell’estrema destra. Qui l’articolo: 10° settimana di proteste in Francia. Una riflessione sui Gilets Jaunes con Antonio Gramsci e John Reed.

Incursioni e disordini di gruppi fascisti sono già una realtà costante delle manifestazioni francesi, con un progressivo intensificarsi del fenomeno.

Sabato 9 Febbraio, 13° settimana delle proteste, a Lione un gruppo considerevole d’estrema destra si è infiltrato nel corteo, mischiandosi ad esso con il consueto gilet giallo, per attaccare alle spalle e all’improvviso il corteo per disperderlo.

Qualche video dell’attacco:

Video 1 – da “Jeune Garde Lyon”
Video 2 – Instagram
Video 3 – Youtube
Video 4 – Youtube

In quest’occasione, la risposta da parte dei manifestanti è stata compatta e unitaria, nonostante il  numero non esiguo della controparte.
La difficoltà maggiore in queste occasioni è proprio la coordinazione dei manifestanti “reali” contro questi gruppi che, seppur in numero inferiore, sono organizzati e preparati al solo scopo di disperdere il corteo con la violenza.
Gli autori dell’attacco, una volta respinti, continueranno ad effettuare incursioni al corteo, lasciati agire in maniera indisturbata da parte della Polizia.

Fenomeni di questo tipo sono in aumento costante, dove gli scontri tra manifestanti e infiltrati cominciano ad assumere una rilevanza considerevole.
La repressione governativa ha fallito i suoi intenti di annullamento del movimento dei Gilets Jaunes, il passo successivo (in parte già attuato) è l’immissione nei cortei di infiltrati che ne dissolvano dall’interno il fenomeno.
Su questa strategia, l’Italia è un paese tristemente modello. Le commistioni tra Forze dell’ordine e gruppi fascisti sono cosa nota e gli effetti sulle manifestazioni nazionali tristemente violenti. Qualche esempio in questi due articoli di qualche tempo fa:

Citando proprio l’articolo condiviso in apertura, una delle paure maggiori si è delineata con chiarezza:
“Un movimento spontaneo che rimane nel limbo dell’eterogeneità senza assumere una linea politica e coscienza di classe, dopo un così lungo e forte periodo di proteste, rischia nella migliore delle ipotesi la sua dispersione, data la sempre minore “spinta” generata dalla miccia iniziale, ma nella peggiore, la trasformazione di quelle istanze progressiste in movimento reazionario, tramite proprio le infiltrazioni e propaganda della destra reazionaria (o fascista, che dir si voglia).”

Arrivati alla 14° settimana con la manifestazione di domani 16 Febbraio (un risultato a dir poco straordinario), ribadiamo la necessità di una strutturata e ideologica linea politica del movimento, in uno scenario che per durata, dimensioni, conflitto con il potere governativo e gli ormai sempre maggiori scontri tra civili di fazioni opposte (seppur infiltrate), sta assumendo le proporzioni storiche di una sommossa popolare, su cui, come il potere occidentale neoliberista ci ha insegnato, calerà una risposta violenta sempre maggiore, fino all’intervento militare.
Gli ingredienti per una guerra civile ci sono tutti, e chi ne gioverà sarà solo ed esclusivamente la repressione.

Questa è la Francia, mentre pensiamo, in maniera cieca e senza senno, al Venezuela…

Marcello Colasanti

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RIPRODUZIONE RISERVATA.
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