Articoli del 2021 · Attivismo · Economia · Politica

22 Marzo, sciopero della filiera Amazon.

Sciopero della filiera Amazon in Germania per il Black Friday.

Oggi 22 Marzo, sciopero della filiera Amazon.

Le grandi multinazionali, in particolar modo quelle legate all’E-commerce, pagano in tasse cifre ridicole, utilizzando metodi di elusione fiscale, l’utilizzo di agevolazioni statali, delocalizzazione di sedi legali e fiscali.

Un esempio: nel 2019, a fronte di un fatturato da 1 miliardo di euro, Amazon ha pagato in Italia 10,9 milioni; il nulla in percentuale…
Stesso discorso per Facebook, eBay, Google, fino alla somma spaventosamente ridicola di 6.000 euro pagate da Netflix. Parliamo di percentuali da zero virgola.
Solo nel quinquennio 2015-2019, sono stati elusi 46 miliardi di euro in tasse. Ricordiamo, che la pressione fiscale su un lavoratore dipendente è del 48% (che paga sempre il lavoratore con il suo lavoro, non il datore, badate bene).

Questo ammanco abissale, parliamo di cifre da finanziaria di un paese industrializzato, si ripercuote in tutti gli aspetti della società. Saranno fondi mancanti in sanità, servizi, assistenza, istruzione, oltre che moralmente ed eticamente inaccettabile.
Questi dati sono precedenti alla pandemia, che ha visto aumentare vertiginosamente fatturato e utili: nel solo trimestre di lockdown, Jeff Bezos, presidente di Amazon, ha guadagnato personalmente 74 miliardi di dollari. In piena recessione economica mondiale, particolarmente devastante negli Stati Uniti.

In questo caso, non ci sono “meriti imprenditoriali“, come i difensori del liberismo occidentale continuano a ripetere (purtroppo convincendo anche la parte lesa), ma l’abuso di una posizione dominante che ha ripercussioni sociali ed economiche difficilmente quantificabili. Dall’operaio, ingranaggio sostituibile della filiera, al piccolo commerciante che corrisponde per intero la dovuta tassazione.

Un’evidente stortura generata dal neoliberismo senza freni che domina l’occidente.

I guadagni senza precedenti generati da Amazon non hanno minimamente modificato una politica gestionale vessatoria, basata tempi di lavoro che farebbero impallidire anche il Ford taylorista di famigerata memoria storica.
Si parla di 2 minuti a consegna per gli addetti al recapito. Esaltazione della competizione all’interno dei centri logistici, con orari in cui parte la “gara” alla produttività, e la vittoria sono cappuccini a colazione… (documentato sul servizio RAI). Fino ai migliaia di casi d’esaurimento nervoso e problemi mentali documentati, in alcuni casi irreversibili.
Andando nel dettaglio, i 74 miliardi in più in soli 3 mesi, non hanno impedito a Jeff Bezos di togliere l’assistenza sanitaria ai lavoratori part time americani (negli Stati Uniti, questo vuol dire non potersi curare in nessun modo, dato il costo della sanità privata).

Il prezzo dei pochi centesimi in meno su Amazon non sono “scontati”, ma PAGATI dalla sanità mentale e dalla salute fisica dei lavoratori, e dall’enorme monte delle tasse non corrisposte, che diventano miliardi in più in una sola mano, meno stato sociale per tutti noi.
Questa è la nuova frontiera dello sfruttamento moderno, che affonda le radice in un passato che pensavamo (a torto) lontano di un secolo.

Eticamente e moralmente, tutto questo vale veramente i pochi centesimi in meno? Inoltre, molto spesso per l’acquisto di consumistica inutilità?

Per questo, piena solidarietà allo sciopero della filiera Amazon e a tutte le battaglie sindacali in corso (che sono moltissime e violentemente represse dai reparti mobili, le approfondiremo a parte).

Ripetendoci, la questione è principalmente etica e morale. Chi accumula denaro, non riconoscerà mai un limite etico all’accumulazione dei capitali. I canali d’acquisto sono molti (ancora per quanto?), basta un piccolo sforzo in più per non essere parte integrante del problema.

#boycottamazon #boycottcapitalism

Puoi leggere l’articolo anche su Medium

LINK:

Breve commento e aggiornamento due settimane dopo su Facebook :

Già finita la “solidarietà” del 22 Marzo?
In quel giorno abbiamo visto persone che ogni giorno inondano i propri canali Facebook, Instagram e YouTube di link per gli acquisti su Amazon (per ricevere credito sul proprio account), condividere foto sullo sciopero con scritto “per oggi non comprare su Amazon”.

“Per oggi”…

Cari miei: Amazon è la stessa di ieri, di oggi e (purtroppo) di domani…

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