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Per Francesco Totti, compagno inconsapevole di tanti viaggi.

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Difficilmente scrivo di sport, mai di calcio.
Trovo esagerata, fastidiosa, l’insana e ingiustificata importanza che viene riservata a questo gioco che troppo spesso, come avviene a Roma, diviene veicolo di ridicoli paralleli con epoche storiche del passato, trascinando le menti politicamente più deboli.

Ma in questo mondo calcistico, fatto ormai di tante ombre, oggi si spegne una luce sul campo, una di quelle che positivamente e con pieno diritto hanno valicato i confini sportivi, accompagnando e segnando un’epoca, una città, un territorio.

Un’epoca, per chi ha vissuto l’infanzia o l’adolescenza dagli anni ’90, Totti c’è sempre stato. Il sedicenne debuttante nella Roma di Boskov era già, per romanisti navigati e piccoli tifosi sognatori, un fuoriclasse, un campione, un futuro mito, un futuro Capitano, preservato dal circo mediatico da un lungimirante Mazzone. Era la maglietta che almeno una volta al giorno vedevi aggirarsi in una scuola elementare, il nome più utilizzato come metro di paragone quando si scambiavano due calci ad un pallone.

Una città, ancor di più per chi, come chi scrive, è nato e cresciuto all’Appio Latino. Quel Totti, sempre nominato e bramosamente ricercato sulle figurine, non era qualcosa di lontano, di televisivo, era un “ragazzetto” che giocava a Porta Metronia, che passava e potevi vedere per Via Vetulonia, per Via Latina, guidando una semplice Uno, o poco più tardi, una Golf (se la memoria di bambino non inganna).

Un territorio, perché nei numerosi viaggi effettuati, una risposta mi ha sempre accompagnato nelle conversazioni in giro per il mondo:
alla domanda “da dove vieni?” e al mio “dall’Italia, da Roma”, seguiva sempre un
“a sì… Totti!!!”.
Dai canali di Amsterdam; “Totti!!!”
dalle streets londinesi; “Totti!!!”
dagli hutong di Pechino; “Totti!!!”
dai grattaceli di Shanghai; “Totti!!!”
dalla quiete delle montagne di Wudangshan; “Totti!!!”
perfino dalla caotica Ho Chi Minh in Vietnam; “Totti!!!”

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Lo strapotere mediatico del calcio aiuta, ma è chiaro che qui c’è qualcosa di più, che supera le barriere che imporrebbero a questo personaggio la categoria di sportivo.
Dal suo quartiere, alla sua città, al suo paese, fino a tutto il mondo, quel nome così facile da ricordare è divenuto sinonimo di semplicità, di simpatia, ma soprattutto, di un amore infinito per la propria città, per la propria squadra, che se da una parte ha negato all’atleta la momentaneità della gloria di trofei internazionali, ha regalato la stima, l’affetto e la gloria duratura per la persona.

Oggi, 28 Maggio, un’epoca calcistica, romanista e romana, si è conclusa.

Da parte di un romano, di un ex-bimbo dell’Appio Latino, di un “acalcistico” convinto:
GRAZIE CAPITANO, fissa presenza di tanti viaggi, compagno di questi. A tua insaputa.

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