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VENICE IN OIL – Banksy a Venezia e le grandi navi. Ricordiamo un attimo perché sono li…

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Attualmente è in corso la consueta Biennale di Venezia, inaugurata per l’edizione 2019 l’11 Maggio.

Lo street artist inglese Banksy, famoso per le sue opere dal carattere fortemente satirico su temi sociali e politici, ha provocatoriamente esposto in Piazza San Marco, sempre in forma del tutto anonima, una serie di dipinti che mostrano una “Canalettiana” veduta di Venezia, deturpata dal passaggio di una nave da crociera. Il nome dell’opera “Oil in Venice”, gioca sulla parola “oil”, traducibile sia come “pittura ad olio” che “petrolio”.
Lo stesso (o chi per lui in quel contesto), viene fatto allontanare dalla Polizia Locale.
Nel video postato su Instagram, l’artista ha così commentato:

“Setting out my stall at the Venice Biennale.

Despite being the largest and most prestigious art event in the world, for some reason I’ve never been invited.”

Sto preparando la mia bancarella alla Biennale di Venezia.
Nonostante sia il più grande e prestigioso evento artistico del mondo, per qualche motivo non sono mai stato invitato.”

Il fatto risale a tre giorni prima dell’inizio della Biennale, il 9 Maggio. In questi giorni è apparso anche un nuovo graffito, ormai (quasi) sicuramente attribuibile all’artista; si tratta di un bambino con un fumogeno in mano, realizzato a filo dell’acqua del canale che allude in maniera chiara ai migranti in mare.
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L’opera di Banksy a Venezia.
Banksy riporta, nel clima artistico attuale della città di Venezia, l’attenzione su uno dei problemi principali che minacciano l’immenso patrimonio veneziano.
Attualmente le grandi navi, in primis le navi da crociera, hanno accesso al Bacino di San Marco e della Giudecca, proprio di fronte alla famosa Piazza, costeggiando pericolosamente i quartieri veneziani di Castello, San Marco, Dorsoduro e Giudecca, praticamente all’interno della città. Questo in contrasto con un decreto del 2012 denominato Clini-Passera (decreto anti-inchini) che prevedere il divieto di passaggio all’interno del bacino alle navi con stazza superiore alle 40.000 tonnellate.
Oltre all’evidente problematica dell’inquinamento, dato che parliamo di vere e proprie città galleggianti con tonnellaggio da 5 zeri, l’antica città di Venezia è costruita su di un terreno limaccioso, appoggiata su pali in legno millenari. Il passaggio di queste navi, come più volte dimostrato da comitati scientifici (puntata di Report) e dalle associazioni “NO grandi navi”, rompe un già difficile e fragile equilibrio, erodendone il suolo. Il rischio è la perdita di questo patrimonio dell’umanità, per mere ragioni economiche private legate, naturalmente, alle aziende del turismo di massa.
Il problema si connette anche alla situazione precarissima dell’ecosistema della laguna veneziana, devastata ormai da decenni di malagestione del Porto (soprannominato “Morto“) Marghera.
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L’attuale percorso delle crociere.

L’artista simbolo dell’anticapitalismo nell’arte (e anche quest’ultima provocazione ne è fortemente carica), ci regala lo spunto per una riflessione in piena campagna elettorale.

Nel 2013 venne lanciata una petizione rivolta alle autorità governative, sostenuta da più realtà associative e in prima persona da Gabriele Muccino, per lo Stop all’accesso alle grandi navi (link alla petizione), che raccolse 137.639 firme. Nel Novembre dello stesso anno, il Governo approvò un piano per vietare tale passaggio dal 1 Gennaio 2014, cosa che effettivamente avvenne, ma purtroppo per poco, dato che già da Maggio 2014 le navi da crociera ripresero il loro passaggio all’interno di Venezia. Il Governo di allora si era di nuovo piegato al mercato, ma almeno, come confermerà nel Febbraio 2015 il Ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, era stato compreso il reale problema e la necessità di trovare una soluzione.

In questo clima d’inattività (e ricordiamo, le navi continuavano e continuano, a scavare i fondali veneziani), si arriva a Giugno 2015, dove alle elezioni per il nuovo Sindaco di Venezia, vince Luigi Brugnaro (quello che dà dei “pezzenti” ai turisti che si lamentano dei conti da 500 euro non correttamente esposti), candidato di centro-destra sostenuto da Forza Italia e Area Popolare, che nonostante i 10 punti percentuali in meno rispetto a Felice Casson nel primo turno (28% lui e 38% l’altro), riesce a vincere il ballottaggio con la sponda di Lega, Fratelli d’Italia e (all’effettivo) del Movimento 5 Stelle (in quel periodo, in tutti i ballottaggi, anche dove al primo turno il centro destra era in minoranza, la sponda del 5 Stelle fu sempre presente e determinante).

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Una delle foto di Gianni Berengo Gardin.

Con il Sindaco imprenditore le speranze di salvaguardia della laguna si riducono in maniera preoccupante, dato che, in una mente imprenditoriale, l’utile viene prima di qualsiasi altra questione. Che sia patrimonio dell’umanità, e in questo caso tutta Venezia, poco conta…
Tra le prime battute sulla questione, troviamo la richiesta del neosindaco, ad Agosto 2015, di “spostare” una mostra piuttosto scomoda per l’estate, quella del fotografo Gianni Berengo Gardin proprio sulla mostruosità del passaggio di tali navi sulla città di Venezia; “spostarla” per “meglio articolarla”, secondo lui. Quegli spostamenti che celano l’ipocrisia della censura.
Mentre è di Novembre 2015 l’accordo con gli armatori per il passaggio delle navi, riassunta dalle parole dello stesso Sindaco “io vi garantisco che continuerete a entrare fino alla Marittima, ma voi pagate”, non chiamandola mai tassa, il termine “non gli piace” (e da buon imprenditore, non facciamo fatica a crederlo…). Arrivando addirittura a proporre la messa all’asta di opere di proprietà dei Musei Civici, tra cui un Klimt e uno Chagall.
Svendita di un patrimonio che all’effettivo avverrà: molti palazzi storici di proprietà del Comune di Venezia sono stati venduti a privati, convertiti principalmente in centri commerciali.
La scusa per lo svuotamento ed erosione dei beni pubblici e collettivi è sempre la stessa: Debito pubblico, lo strumento più efficace per giustificare la svendita a prezzi irrisori di un patrimonio, molto spesso con funzionalità sociali e culturali, al capitale e interesse privato, senza un reale ritorno alla collettività. (Sul “come” si genera tale debito, o meglio interessi sul debito, andrebbe aperto un articolo a parte.)

Ma tornando sui nostri passi arriviamo ai giorni attuali.
Lo scorso anno il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli, Movimento 5 Stelle, aveva mantenuto la linea dei precedenti governi, dichiarando che le grandi navi sarebbero state spostate a Marghera, quindi sempre all’interno della laguna, scatenando la protesta dei Comitati per il No grandi navi, che dichiararono “Passano i governi, ma le navi da crociera restano. Il cambiamento, tanto sbandierato in tema di grandi opere, si è arenato su un vergognoso balbettio”.
Intanto le proteste e manifestazioni del Comitato continuarono, tanto che il Ministro fu costretto ad un marcia indietro, almeno a parole, sulla volontà di spostare fuori laguna le crociere.
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I 4 progetti alternativi, tutti interni alla laguna veneziana.

Seguirono mesi di silenzio, fino a Febbraio 2019, quando il Ministero annuncia “l’unità d’intenti” con le maggiori compagnie di navigazione, volte a risolvere la questione del passaggio delle navi nel Canale della Giudecca, con 14 progetti sul tavolo per far arrivare quest’ultime alla Marittima. E il punto è proprio questo, nonostante i vari comunicati del Ministro Toninelli che parlano di “navi fuori laguna”, i progetti finora presi in considerazione evitano il canale della Giudecca, si, ma sempre in laguna passeranno, con progetti anche estremamente invasivi per l’ecosistema lagunare, come lo scavo del canale Vittorio Emanuele III, del Tresse o Contorta Sant’angelo. E se pensiamo a “grandi progetti” nelle acque veneziane, il primo pensiero è tutto per il MOSE, con le conseguenze che tutti conosciamo (anche e soprattutto economiche).
Questo in totale linea con le volontà del CLIA (Cruise Lines International Association), la più grande associazione di categoria dell’industria crocieristica al mondo, che ha definito “un passo avanti” l’incontro al Ministero per il problema delle navi nella Giudecca, ma di uscire dalla laguna non se ne parla.
A dar manforte alla tesi, naturalmente, Comune e Regione nelle figure di Brugnaro e Zaia (presidente della regione Veneto, Lega), che di “fuori laguna” non vogliono sentir parlare, commentando così: “Perchè se non vogliamo le crociere vuol dire che dovremmo tenere fuori anche le petroliere o le porta container dal canale dei Petroli, quindi che a Venezia gireremo tutti con la topa, magari elettrica”.

La questione attualmente è in una fase di totale stallo. Il Sindaco Brugnaro ha più volte accusato il Ministro Toninelli di aver bloccato la situazione e di non rispondere alle richieste, dicendo apertamente che “non ha capito nulla” (anche qui, che il Ministro non abbia capito nulla, non facciamo fatica a crederlo), dato che attualmente l’ultima parola spetta al governo. La paura del Sindaco, che è divenuta addirittura minaccia da parte sua, è la dichiarazione da parte dell’UNESCO di “sito a rischio” per la città di Venezia.

In questo teatrino tra sindaci e ministri, un punto rimane invariato: sullo sfondo veneziano continuano a transitare tali mostri, grande affare per il capitale privato, erosione continua per il patrimonio dell’umanità. Ogni singolo giorno cresce uno, facendo diminuire l’altro, col rischio di perdere per sempre qualcosa che non è solo nostro, ma anche e soprattutto delle generazioni future.

Banksy, come sempre con grande maestria, ci ricorda che Venezia, oggi, non è solo Biennale.

A pochi giorni dalle elezioni europee, molti dei partiti citati, che hanno dirette responsabilità sulle vicende e stanno contribuendo all’impasse attuale, spesso parlano di “amore per l’Italia”.
Ecco… ogni tanto, quando serve, ricordiamoci di loro e dei fatti, che sono sempre lontanissimi dalle parole.

Colasanti Marcello
ARTICOLO SCRITTO PER “IL GIORNALE DEL RICCIO”, VIETATO COPIARNE IL CONTENUTO ANCHE PARZIALE SU ALTRI SITI.
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GRAZIE PER LA DIFFUSIONE.
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