Articoli del 2024 · Cina · Dal Mondo · Geopolitica

Indo-Pacifico: l’occidente e le provocazioni militari per la “pace e sicurezza”.

Questa estate sono state eseguite due imponenti esercitazioni nell’area marittima dell’indo-pacifico e del Mar Cinese Meridionale. La prima a luglio denominata Pitch Black 24 partita da Darwin in Australia, un addestramento su larga scala con 20 nazioni partecipanti, tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Germania, Giappone, Corea del Sud ed ovviamente Italia, che ha dispiegato 400 uomini e donne di Marina e Aeronautica con la portaerei Cavour, la fregata Alpino e gli aerei F-35 ed Eurofighter.
La seconda a fine Agosto in Giappone, pubblicizzata sui media solamente con la retorica del veliero Amerigo Vespucci come “nave più bella del mondo”, ma in realtà l’Italia era a Tokyo con ben altro armamento, come dichiarato dal Ministro Crosetto: “Oltre al Vespucci c’è la portaerei italiana Cavour, con a bordo aerei sia dell’Aeronautica che della Marina Militare italiana, c’è una fregata italiana, l’Alpino, c’è il Monteccucoli, c’è un intero sistema della Marina italiana che sta facendo esercitazioni nell’Indo-Pacifico, le ha fatte prima in Australia, adesso in Giappone, proprio per dimostrare quanto per l’Italia sia importante dal punto di vista della difesa e della sicurezza l’Indo-Pacifico, e quanto queste si possano mantenere, così come la pace, solo con la collaborazione tra grandi nazioni. E quindi la cooperazione tra le nazioni occidentali sono fondamentali perché sono elementi per garantire la pace e la sicurezza nel mondo. E l’Indo-Pacifico è considerata vitale anche per l’Italia perché noi siamo il quarto Paese esportatore al mondo e molta della nostra ricchezza passa attraverso i commerci marittimi. E renderla sicura cooperando con il Giappone è un obiettivo che ci siamo posti, non per oggi, non per quest’anno, ma per i prossimi decenni”.


Analizzando le parole del Ministro:
Pace e sicurezza, ma da chi? Da cosa? Non ci troviamo nel Corno d’Africa infestato da pirati, ma nell’area pacifica adiacente col Mar Cinese Meridionale, in cui è valida la domanda più banale: “ma cosa ci fanno lì una portaerei, navi e caccia italiani?!?” E tanto vale per quelli tedeschi, francesi, e via discorrendo.

L’azione militare è una palese prova di forza e provocazione alla Cina, eseguita in faccia ai suoi porti e vie di commercio navali, in questo caso la Via della Seta marittima. Non si sta garantendo nessuna pace e sicurezza con un’azione bellica di questa portata, che come conseguenza acuirà la spirale di corsa agli armamenti anche delle controparti, che dovranno necessariamente prendere le dovute misure di sicurezza interna in risposta a tali minacce, nemmeno troppo velate, che proseguono da anni.
Tra i tanti esempi, l’esercitazione su larga scala degli Stati Uniti simulando un‘invasione per via marittima della Cina, con tanto di patch al braccio con la cartina della Repubblica Popolare. Ne parlammo con un dettagliato articolo qui.

Oppure le esercitazioni “di attacco e sbarco” quasi annuali, con centinaia di migliaia di soldati americani, giapponesi e coreani, di fronte le coste della Corea del Nord.
Ancora, lo spingere le navi delle Filippine allo scontro nelle acque territoriali cinesi o in quelle contese, come accaduto diverse volte in questo anno.
Ad aumentare le tensioni, l’invio di armi e il supporto militare a Taiwan da parte degli Stati Uniti d’America, che costituisce una violazione del Diritto Internazionale e degli affari interni di un paese sovrano, rifornendo e appoggiando un governo de-facto occupante, in osservanza della risoluzione 2758 del 1971 dell’ONU che riconosce il territorio di Taiwan come regione della Repubblica Popolare.

Da ricordare che dall’altra parte della barricata di provocazioni militari in acque a migliaia di chilometri dalle proprie coste o l’appoggio a fazioni ostili all’interno di altri paesi non ne abbiamo traccia, e se ne vedono bene dal farlo, mantenendo saldo il principio di responsabilità all’interno del quadro geopolitico internazionale che spetta ad una grande nazione, per di più del Consiglio di Sicurezza ONU, in osservanza del principio cinese di politica estera di un “mondo dal destino condiviso”.

In una situazione geopolitica ormai dilaniata da conflitti già esplosi o in procinto di deflagrare da un momento all’altro, per situazioni finanziate dall’occidente con operazioni di destabilizzazione interna o d’intervento militare diretto, questo è l’ennesimo tassello che ci avvicina a quella che sarà una guerra su larga scala, spiegataci come inevitabile ma in realtà voluta. Non è nient’altro che imperialismo liberale, che preferisce un mondo di macerie piuttosto che uno senza se stesso.

Nella conclusione all’articolo di 4 anni fa:
“Pochi giorni fa il Presidente Xi Jinping, durante un colloquio in videoconferenza con il Segretario Generale dell’ONU António Guterres, ha ribadito che “la Cina non avvierà mai un confronto ideologico, non proporrà mai il decoupling (lo sganciare i paesi occidentali dagli USA, ndr), né perseguirà l’egemonia mondiale. Quello che le autorità cinesi maggiormente vogliono è far vivere una vita migliore agli 1,4 miliardi di loro concittadini e dare un maggiore contributo all’umanità. Tuttavia, la Cina non rimarrà a guardare mentre la sua sovranità statale, la dignità nazionale e lo spazio di sviluppo del Paese vengono danneggiati, ma salvaguarderà in maniera risoluta i propri diritti e interessi legittimi, mantenendo l’equità e la giustizia internazionali.”
Ora, immaginiamo se durante una simulazione d’assalto l’Esercito cinese utilizzasse un emblema con raffigurati gli Stati Uniti d’America, come titolerebbero la notizia i nostri media e come reagirebbe l’occidente?
Quando la situazione volgerà ad un punto di non ritorno, cerchiamo di ricordare e tenere bene a mente chi ha sempre cercato lo scontro e la provocazione e chi l’ha sempre evitata ricorrendo alla cooperazione.”

Leggi anche:

Link esterni:
ANSA – Crosetto a Tokyo: ‘Garantiremo la sicurezza nell’Indo-Pacifico’
Risoluzione 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite
Ministero della Difesa – L’Italia in Australia per l’esercitazione internazionale Pitch Black 24
Crosetto a Tokyo: garantiremo sicurezza Indo-Pacifico

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ARTICOLO SCRITTO PER “IL GIORNALE DEL RICCIO”,
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