Articoli del 2024 · Conflitto israelo-palestinese · Dal Mondo · Geopolitica

Bombardamento USA-UK sullo Yemen. L’imponderabilità della diplomazia e la necessità della guerra.

Bombardamento su Sana’a, 2015.

In Yemen c’è una guerra da oltre 9 anni, scaturita dalla precedente Primavera araba a guida occidentale del 2011: il presidente Ali Abdullah Saleh venne spodestato e rimpiazzato da Abd Rabbuh Mansour Hadi, un sunnita benvisto da Arabia Saudita e Stati Uniti d’America, ma tra il settembre 2014 e il febbraio 2015 il gruppo armato sciita degli Huthi, con ampio appoggio della popolazione sfiancata dalla crisi del neo-governo golpista, cacciarono Hadi prendendo il controllo della capitale Sana’a.
Una coalizione composta da paesi occidentali tra cui USA, Gran Bretagna, Canada, Francia e una “Lega Araba” formata dai principali paesi sunniti, attaccarono lo Yemen per “ripristinare l’ordine governativo”, cioè del governo golpista da loro creato.

Diversi osservatori internazionali la definiscono come la “più grave catastrofe umanitaria del secolo”, con oltre 100.000 morti e milioni di sfollati in grave crisi alimentare. Al marzo 2023 risultano 603.110 abitazioni abbattute dalla coalizione a guida Arabia Saudita – USA, un conflitto completamente ignorato dalla stampa occidentale, creando l’ennesima “guerra fantasma”. Con le parole dell’Eye of Humanity Center for Rights and Development: «L’aggressione USA-Arabia Saudita continua a prendere di mira quartieri e aree popolate e distruggere le infrastrutture e le capacità del Paese, alla luce di un sospetto silenzio internazionale. La guerra ha causato la morte di centinaia di migliaia di yemeniti e altri milioni di sfollati. Ha anche distrutto le infrastrutture dello Yemen e diffuso carestia e malattie infettive».

Mappa del 2022, in verde il territorio controllato dagli Huthi, in rosa dalla coalizione Arabia Saudita/USA a nome di Hadi. In giallo una secessione dal governo Hadi da parte del “Consiglio di Transizione del Sud“, sostenuti dagli Emirati Arabi.

Attualmente, lo Yemen a guida Huthi (formalmente il paese è diviso in due entità) è sostenuto dall’Iran (che nega, però, il supporto militare). Questo paese distrutto e tra i più poveri al mondo è stato l’unico ad aver apertamente appoggiato la causa palestinese con azioni di carattere militare, bloccando l’accesso al Mar Rosso delle navi che riforniscono Israele in solidarietà alla popolazione di Gaza, ribadendo che il blocco non cesserà fin quando non s’interrompe il genocidio sulla Striscia. Il flusso di navi all’interno del Mar Rosso in questi mesi è crollato sotto il 50%.

Sulla Striscia di Gaza il mondo diplomatico è fermo in un impasse senza soluzione targato USA, che vede l’ONU e il Consiglio di Sicurezza ostaggio del veto statunitense ad ogni azione valevole per interrompere il massacro, politica o umanitaria che sia. Ma anche in questa occasione yemenita, per l’occidente la soluzione diplomatica è imponderabile, a dimostrarci che la guerra è ormai indispensabile per il decaduto (non decadente) sistema neoliberale e la sua, seppur cadaverica, sopravvivenza. Così, parallelamente alla cordata NATO di portaeree (a cui facciamo parte anche noi) nelle coste del Mar Rosso, ieri gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno bombardato la capitale Sana’a e altri 60 obiettivi del paese. I titoli di queste ore ripetono “colpiti gli Huthi”: no, come negli ultimi 9 anni, è stato colpito lo Yemen e la sua popolazione, tirando irresponsabilmente ancor di più quella catena (con tutti i parallelismi che la parola ci suggerisce) che farà partire la reazione verso la terza guerra mondiale, voluta con tanto impegno, a quanto pare. Da Mosca il commento: “così s’innesca un’escalation distruttiva”, chiedendo una riunione d’urgenza all’ONU.

1 milione di yemeniti manifestano a Sana’a contro l’attacco USA-Gran Bretagna.

Le immagini ufficiali rilasciate dall’esercito USA ricordano molto quelle dell’operazione Sand Storm in Iraq: immagini epiche, che esaltano la potenza “democratica” della macchina da guerra statunitense senza mostrarne le conseguenze umane, in un ossimoro tutto occidentale che ancora si ammanta di valori non pervenuti.


La riflessione ci riporta sempre alle stesse domande: la minaccia per il mondo, come dice ogni giorno BBC o CNN, è veramente la Cina, l’Iran o la Russia? Se lo stesso comportamento fosse partito da loro, cosa sarebbe accaduto a livello mediatico? (con la Russia lo abbiamo visto, con la Cina già lo vediamo con la questione di Taiwan, nonostante non abbiano mai sparato nemmeno una cartuccia e hanno anche dalla loro parte la sacrosanta ragione, storica e politica).

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