
Per il 25 Aprile, tratto da “Lettere di Antifascisti dal carcere e dal confino“:
Joze Tomazic (Pinko)
Nato a Trieste nel 1915. Studente. Comunista. Collaboratore dei giornali clandestini Iskra (La Scintilla) e Flamen (La fiamma). Organizzatore in Slovenia e a Trieste della lotta contro il fascismo. Arrestato il 2 giugno 1940. Per diciotto mesi è detenuto nelle carceri Coronco di Trieste e torturato. Processato fra il 2 e il 14 dicembre 1941, con altri settanta compagni, dal tribunale speciale, viene fucilato il 15 dicembre a Opicina insieme con Simon Kos ed altri tre compagni.
– Ore 5 del 15 dicembre 1941
“Cara bimba, credevo che bastasse ciò che scrissi nella prima lettera. Invece qualcosa mi spinge a scrivere ancora. Forse il ricordo, forse il fatto che ho dormito bene, che sono tranquillo e preparato. Non potrò tuttavia dire tutto ciò che vorrei, e poi che valgono le parole senza le opere? Mi dispiace che di queste, nella mia vita, ce ne sono state pochissime. Mi dispiace di dover portare con me tutto ciò che ho accumulato nel mio cervello nel corso di lunghi anni. Non è invero molto, ma ho avuto sempre la buona intenzione di riuscire utile all’umanità.
Mi sono improvvisamente ricordato dei bambini sul Carso e lungo il Branica. Miei buoni, cari piccoli amici, sono certo che vi ricorderete come mi divertivo a farvi dispetti, quando giocavo con voi. Come erano belli i pomeriggi sul Carso, come mormorava il mare a Cedas, l’argenteo Vipava si snodava placido in un fantastico chiarore di sogno. Era bella la vita: la godevo in ogni istante, in ogni raggio di sole, nella più piccola goccia di pioggia.
Ma non mi dispiace affatto se tutto dovrà finire.
Milioni di uomini sacrificano in questi orribili anni la loro vita. Solo pochi tra loro comprendono, come me, che la morte non è nulla di grave, forse è persino un dovere assolto verso l’umanità.
Poco fa è stato qui il sacerdote; abbiamo discusso tranquillamente. Gli ho detto che la mia vita è segnata e che non la muto. Ci siamo separati da buoni amici.
Ripeto che mi è doloroso per te e per tutti gli altri, che troppo soffrirete per me. Mi era altrettanto doloroso quando mi sono separato dai miei compagni, che ho dovuto confortare.
Non indugiare troppo pensando a me. La vita ci chiama e chiunque comprende il suo richiamo deve vivere; l’uomo non è che una goccia nel mare dell’umanità.
Se il tempo sarà bello, sarò lieto e saluterò ancora una volta la natura e gli uomini. Non sarà nulla di grave. Tutto finirà sull’istante e la terra, che ho sempre amato, mi accoglierà ed io sarò una parte di essa, seme per le nuove trasformazioni, seme di nuova vita.
Mia cara, mia amatissima, a te ho dato l’ultimo bacio, a te rivolgerò il mio penultimo pensiero. Tu lo sai perché il penultimo.
Vivi, occorre vivere e compiere la propria missione nella vita, il proprio dovere verso la società umana!
Pensa che ti bacio in fronte.”

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