
Il 10 febbraio, in un giorno denso di manifestazioni, si è tenuto a Roma un presidio presso il Museo della Liberazione di Via Tasso a Roma in risposta all’uso revisionistico della “Giornata del Ricordo per le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata”. Istituita nel 2004 dall’allora governo Berlusconi 2, la giornata si pone come strumentale commemorazione politica su basi storiche inconsistenti, l’evidente finalità di riabilitazione di criminali di guerra fascisti e il discredito della Resistenza e dell’ideologia comunista.
Per un approfondimento sul tema, abbiamo raccolto 8 articoli di cui ne consigliamo vivamente la lettura: Foibe: un “Giorno della Memoria” fatto di miti, antistoricità e revisionismo. Otto articoli per comprendere a fondo.

Il Presidio si è concentrato anche sull’apertura del “Museo del Ricordo” a Roma, istituito con un fondo da 8 milioni di euro da parte del governo e su edificio della Regione Lazio, che oltre a diffondere e istituzionalizzare maggiormente l’antistoricità della giornata, crea una pericolosissima “Predappio romana”, luogo franco in cui le formazioni neofasciste e neonaziste saranno libere di fare apologia di reato e proselitismo coperti dalla “rappresentazione e memoria storica”.
A seguire, i due interventi di Giovanni Barbera del PRC romano e di Silvio Marconi.












La mattina dello stesso 10 Febbraio, il cartello all’entrata del Museo della Liberazione è stato imbrattato con pennarello cancellando la scritta “sempre” e aggiungendo il “mai più” al 25 Aprile.
La direzione del museo ha apposto un messaggio di risposta.




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