
L’attacco ucraino nella regione di Kursk, aprendo un nuovo fronte al conflitto in atto, viene presentato dai media occidentali come una prova di debolezza russa, con analisi dei commentatori a dir poco superlative. Ad ascoltarli, l’esercito ucraino è già sulla Piazza Rossa.
Per valutarne la rilevanza, basta ricordare i commenti di Nathalie Tocci sui russi che “combattono con le pale perché hanno finito le munizioni” di due anni fa.
L’azione militare ucraina è un disperato modo di far tornare sotto i riflettori la guerra, surclassata dal genocidio in atto a Gaza che monopolizza da un lato l’invio di armi della NATO e degli Stati Uniti d’America, dall’altro la solidarietà al popolo palestinese. Se nel Febbraio 2022 la maggior parte delle persone in occidente era all’oscuro dei motivi del conflitto che nasce nel 2014, innescando un emotivo iper-mediatizzato sostegno all’Ucraina; palesando oggi la connessione militare, politica e d’intenti tra Israele, Ucraina e Stati Uniti, in molti hanno ridefinito la propria posizione e opinione.
L’attacco, che ha sorpreso più per l’avventurismo che sul piano militare, è sotto controllo da parte russa, con quasi il 50% del territorio recuperato e la ripresa, oggi, delle città di Malaya Loknya e Martynovka. Comunque la situazione rimane tesa, secondo le stime del comando russo questo è un primo schieramento di un contingente più ampio, intorno ai 12.000 soldati, che verrà impiegato contro Kursk e Belgorod.
Alcuni commentatori hanno ipotizzato l’apertura del nuovo fronte per costringere la Russia a sguarnire le regioni in Novorossiya e Donbass.
La risposta arriva dagli Stati Uniti, dalle parole dell’ex analista della CIA Larry Johnson, che commenta: “L’attacco delle forze armate ucraine alla regione di Kursk porterà all’esaurimento dell’esercito ucraino e non avrà un impatto significativo sul corso del conflitto.
I risultati dell’offensiva in questa regione non sono d’importanza strategica, dal momento che l’Ucraina ha già effettivamente perso, sebbene continui a combattere. Ogni giorno la capacità dell’esercito ucraino di resistere diminuisce.
Le forze armate ucraine stanno subendo perdite significative e irreversibili.”
In un conflitto in cui la parte sostenuta dalla NATO prende a bersaglio principalmente obiettivi civili da 10 anni (mai riportati nei notiziari oppure accusando la parte opposta, come accade per le notizie su Israele), questo spingerebbe la controparte ad alzare il tiro in potenza e dimensioni. A dispetto della narrativa che da’ per pazzo Putin e il suo comando, non sta avvenendo. Ma ancora per quanto?
Sulle prospettive del conflitto sia gli USA che l’UE parlano ancora di “fino alla vittoria”, frase completamente sconnessa dalla realtà dei fatti e che chiude implicitamente ogni spiraglio di negoziato e pace, più volte cercato dalle due parti ma fatto fallire dagli USA. In fondo, da sempre per gli americani non è una questione di “vincere” una guerra, ma del “perenne” stato di guerra, con conseguente impianto bellico in piena funzione e produzione, sacrificando quello che meno è importante in tutta questa grande follia: gli ucraini stessi.
Quelli sì, “fino all’ultimo”.
