Articoli del 2022 · Conflitto in Ucraina · Dal Mondo · Geopolitica · Russia

Stupri visibili e invisibili: l’atrocità non è uguale in propaganda di guerra.

***PERDONATE L’IMMAGINE. NECESSARIA PER LA RIFLESSIONE***

Immagini disturbanti e violente vanno necessariamente evitate, si rischia (sovente ci cadono i nostri media) in una “pornografia della violenza” inutile, spettacolarizzante e irrispettosa per le vittime.

Le immagini, fotografiche o video, che sono arrivate costantemente negli ultimi 8 anni dall’Ucraina, più precisamente dal Donbass, ci hanno suggerito la violenza, la disumanità, la barbarie messa in atto contro quel popolo dalle bande neo-naziste, militarizzate o meno, messe ai posti di comando ed addestrate dall’occidente nel primo caso, lasciate indisturbate nel secondo.
Queste immagini non hanno MAI avuto spazio mediatico, anche solo come notizia senza la loro rappresentazione.

Nelle zone dove dati metodi sono stati utilizzati per mantenere il controllo con il terrore, come a Mariupol con il Battaglione Azov (oggi divenuto un gruppo di “eroi patrioti” secondo Gramellini), i metodi di guerra nel conflitto attuale sono ancora quelli criminali: a quanto pare ci rimane difficile comprendere che se dai spazio ad un nazista, questo si comporterà (guarda caso), da nazista…

Abbiamo letto di stupri di massa, donne impiccate, sevizie su minori da parte dell’esercito russo, riportate come notizie certe senza il minimo riscontro documentario e fotografico, calcolando inoltre che nel caso d’immagini del genere, utilissime alla narrazione del “mostro” che affannosamente cerchiamo, verrebbero immediatamente utilizzate come feticcio mediatico, come in passato è accaduto.
Mentre per le immagini spinte con forza nei notiziari, le smentite con prove arrivano quasi immediatamente, o lasciano perplessi se applichiamo le minime basi del giornalismo e della logica.

Nella scuola n.25 di Mariupol, utilizzata fino a pochi giorni fa come base dai nazionalisti della Guardia Nazionale ucraina e da reparti del Battaglione Azov, il reporter americano Patrick Lancaster fa una scoperta sconcertante: il ritrovamento del cadavere di una ragazza, nuda dalla maglia in giù, con evidenti segni di tortura e una svastica incisa sull’addome, con il reporter visibilmente scioccato che commenta “incredibile, è una carneficina, una base in una scuola…”. Nella stessa scuola, fotografando la stessa vittima, entrerà anche l’italiano Maurizio Vezzosi.
La foto in apertura è riferita a questo.

Una scena già vista troppo spesso in questi 8 anni, ma il punto su cui soffermarci è: con tanto di servizi, foto, video e più reporter occidentali a confermare tale notizia, perché non trova posto nei nostri media?
Si tratta di una notizia da prima pagina, la conferma dei reparti nazisti che utilizzano scuole come base militare, al cui interno conducono torture e stupri.

Com’è possibile che ci si barcamena per cercare notizie simili sul lato russo, arrivando a utilizzare immagini di repertorio di altri conflitti, mentre l’evidenza palese, vecchia di 8 anni o recente, viene elusa se arriva dai nostri “amici”?

La domanda è retorica: così funziona la propaganda di guerra.

Lo schema è già ampiamente collaudato. Cerchiamo sempre di comprendere le ragioni, studiare il prima di ogni evento, ascoltare l’altra parte: evitiamo di creare il nuovo incidente del golfo del Tonchino o massacro di Timisoara.
Se non interiorizziamo questo importante aspetto, che attualmente stiamo vivendo un incessante bombardamento di elementi emotivi e non informativi, caricheremo la nostra rabbia nel canale che volutamente hanno spianato, ed è quello dello scontro bellico e di civiltà.

Il video della scuola di Mariupol sopramenzionato, lo trovate in questo articolo:
Rifugiati in uscita da Mariupol: le testimonianze su torture, obiettivi civili, Battaglione Azov – CONTINUAMENTE AGGIORNATO.

AGGIORNAMENTO:

Per un brevissimo momento, la foto è stata mostrata in “Non è l’arena” di Giletti, in cui la mai assente ospite ucraina commenta il fatto con: “la svastica simboleggia il sole, le cose buone. Hitler l’ha trasformata in una cosa orrenda ma simboleggia la vita”.

Nemmeno davanti alla prova concreta (rimandiamo ai servizi di Patrick Lancaster) delle metodiche naziste nelle milizie ucraine, si riesce ad ammetterne le atrocità in atto in questo momento e negli ultimi 8 anni, arrivando a minimizzare lo stupro di una donna e gli evidenti segni di tortura con un “simbolo di cose buone“.

L’informazione, soprattutto televisiva, sta distruggendo gli ultimi brandelli di decenza.

Non stiamo vivendo un conflitto, ma un film degli Avengers con i buoni e i cattivi già decisi nella sceneggiatura, a prescindere dall’evidenza.

Per avere una visione più ampia e informata, rimandiamo a 3 documentari:

UKRAINE ON FIRE – di Oliver Stone: UKRAINE ON FIRE – di Oliver Stone. (Documentario 1080 Hd)

DONBASS di Anne Laure-Bonnel

Le Stagioni del Donbass di Sara Reginella

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